Droga ovunque

In Italia e a Roma gli omicidi sono in calo. Anche uno solo è già troppo, ma i morti ammazzati sono ben al di sotto di altre capitali e altri Paesi europei. Non lo scrivo per consolarsi, ma per allarmarsi, giacché la cronaca restituisce fatti di sangue in qualche modo legati al mondo della droga.
I reati che hanno a che vedere con quel mercato segnalano in testa alla classifica Roma, Milano e Napoli. Ma se si va a contarli in rapporto alla popolazione si scopre che Roma è al secondo posto, al primo Genova. Poi Ravenna, Pisa Arezzo, Padova, Firenze, Isernia, Grosseto e così via. L’Italia, senza prevalenze metropolitane.
Se si bada alla nazionalità degli arrestati si constata che il 56% (2.238) sono italiani. Il 7 nigeriani, il 4 albanesi, il 3 marocchini e via a scendere. Dati relativi al 2018. Ovviamente gli stranieri sono una frazione degli italiani, nel complesso, sicché la loro posizione in classifica criminale più significativa, ma quei numeri dicono chiaramente che lo spaccio non è in mano a una nazionalità e non si cancella allontanandola (ammesso sia possibile). Prima di tutto sono nostri connazionali.
Sono più di quaranta anni che mi occupo di questi problemi, conosco a memoria tesi e controtesi relative alla proibizione, legalizzazione e liberalizzazione. Sono convinto che il danno sia la droga in sé. Il mercato attorno un’aggravante. Ma lasciamo perdere. Dovrebbe essere chiaro a tutti che tollerare sperando di ridurre il danno è solo un modo per girarsi dall’altra parte. Chiunque voglia droga sa dove trovarla. Leggi e indirizzi aiutino le forze dell’ordine che sanno bene dove andare, ma poi non cosa fare. Arrestare per dodici ore serve a nulla. Lasciar correre significa arrendersi al peggio. Serve educazione, certo, ma anche l’idea che le leggi non son coriandoli.