Giovanni Conti, un esempio indimenticabile

Il 17 novembre del 1882 nacque a Montegranaro, nella provincia di Fermo, Giovanni Conti. La figura del fondatore de La Voce Repubblicana e di vice presidente dell’assemblea costituente, non è mai stata ricordata abbastanza all’interno del partito. Il purismo ideologico di Conti fa terra bruciata intorno a se. Finita la secondaguerra, Conti entrò in rotta di collisione prima con Pacciardi, che voleva l’ingresso degli azionisti nel Pri, dimettendosi dalla direzione nazionale e poi con Sforza ministro degli esteri. Contrario all’incarico assegnato dall’Onu all’Italia in Somalia, uscì dal partito. Il mazzinianesimo di Conti non sopportava contaminazione alcuna e si teneva lontano dalle tradizioni socialiste e liberali. Possibile che Conti temesse un sansepolcrismo di ritorno. Anche Conti aveva guardato a Mussolini sulla base del programma di San Sepolcro come ad un possibile interlocutore nella lotta all’Italia giolittiana, di più, Conti era stato volontario e combattente valoroso nella Grande Guerra. Deputato del regno ed interventista, Conti fu deriso da Gobetti quando la Critica liberale denuncia la morte del Partito Repubblicano. Secondo il giovane intellettuale torinese non si capiva infatti a cosa sarebbe più servito un Pri intento a sostenere le battaglie del governo monarchico. Gobetti per quanto sempre discutibile, esprime comunque un pensiero capace di pescare a fondo, in questo caso nella polemica sulla terza guerra di Indipendenza, dove Mazzini biasimò i mazziniani che vi aderivano. Gobetti riteneva che il Pri di Conti sostenendo l’entrata in guerra dell’Italia, consegnava nuovamente la battaglia patriottica alla monarchia. Conti se ne accorse nel 1919 quando parte rilevante del partito si riconoscerà nel programma di San Sepolcro e Casalini fonda l’Unione dei fasci mazziniani. Conti mai penserà di poter aderire ad un movimento tanto irrazionale confuso, ma rimanda lo scontro aperto con Mussolini al momento dell’omicidio Matteotti. Il drammatico dibattito parlamentare mostra come Mussolini stesso abbia verso Conti una considerazione ed un riguatdo notevole e evidente che Mussolini fino all’ultimo cercò di averlo dalla sua parte, ma l’omicidio Matteotti di un solco fa un baratro. Resta memorabile la superiorità di Conti di fronte allo squadrismo. Costretto ad ingerire l’olio di ricino, si ricompose per chiedere ai suoi aggressori se da lui volessero altro. Mussolini rispetta troppo Conti per consentirne la morte, in compenso si preoccuperà di farlo entrare ed uscire da galera con straordinaria frequenza, il che non impedirà a Conti di mantenere i contatti con i repubblicani fuoriusciti impegnati nella guerra di Spagna. Pacciardi è il suo erede naturale e proprio con Pacciardi nel secondo dopoguerra, lo scontro sarà furioso, perchè Conti era contrario all’entrata del Partito Comunista nel nuovo governo. Una citazione per La Voce Repubblicana di Conti che sarà l’edizione più gloriosa, quando alcune non se ne mostrarono degne. Venne chiusa nel ’22 dopo aver accusato Italo Balbo di essere il mandante dell’omicidio Don Minzoni. Revisionando un quadro storico complesso e così lontano di una personalità a cavallo di due secoli, la militanza nel Pri di Conti avviene da giovanissimo, già nel 1898, si può essere facilmente indotti a vedere errori politici comuni, probabilmente ne commise. Parte dell’esistenza di Conti avvenne nell’ombra, gli ultimi anni sembrano persino più amari di quelli consumati sotto il fascismo ed era pur sempre vice presidente della Costituente. Indifferente alle avversità, nulla riesce a scalfire un carattere i cui i tratti restano indelebili. Basta un uomo come Conti per essere orgogliosi di essere iscritti al suo partito.