La grande riforma della scuola

Qualcuno ha preso uno schema mentale dalla propria testa e lo ha applicato alla scuola costringendo alunni, professori, dirigenti scolastici, personale e segreterie ad adeguarsi a tale schema dogmatico. Non si è mai pensato alla scuola tenendo davvero conto delle persone che la compongono, ma tracciando una bacheca astratta in cui incasellare tutto e tutti.
Credo che ciascuno sia diverso dall’altro e ciascuno abbia un proprio metodo: ogni alunno per studiare e apprendere, ogni professore per insegnare e curare l’apprendimento in modo diverso dal collega, con la propria sensibilità, intelligenza, cultura, esperienza, capacità di ascolto e simpatia o empatia. Invece, viviamo la scuola della standardizzazione delle menti, a cominciare da quelle dei docenti. Ci vogliono tutti formato standard. E lo standard lo definiscono cervelli fatti a compartimenti stagni.
In Italia, dei 590 mila adolescenti che iniziano le scuole superiori statali almeno 130mila non arriveranno al diploma. Il secondo risultato, non meno allarmante di un recentissimo sondaggio, ci avverte che tra i ragazzi che stanno per 13 anni a scuola, cioè 18mila ore, ben 40mila, tra quelli che si diplomano, non riescono a leggere un testo e rispondere a tre semplici domande. Si chiama analfabetismo funzionale. E allora: test, quiz e invalsi… ma i test incasellano ancora di più.
La scuola italiana di oggi non mi piace. È stata costruita e pensata senza pensare davvero alle persone che la vivono. È tutto un proliferare falso di Progetti, di Programmazioni, di copia e incolla, di frasi standard, di prove comuni, di omologazioni trasversali, di burocrazia, di astrazioni mentali che corrispondono alle logiche della mente che l’ha ideata. Senza tenere conto dei docenti in carne e ossa, senza pensare agli studenti veri e propri, senza libertà, senza creatività, senza umanità. La scuola italiana necessita di una Riforma radicale.
L’analisi parla chiaro: sei studenti su 10 si annoiano in classe, la metà degli studenti crede che la scuola non possa aiutarli a sviluppare la loro creatività, e quasi uno studente su due sogna una scuola con grandi spazi e laboratori in cui studiare. Alla domanda “mi piace studiare” solo il 7% degli intervistati ha risposto positivamente. Se chiedessero ai professori se sono contenti o soddisfatti della scuola di oggi, la percentuale sarebbe ancora più bassa. La scuola è più importante del Parlamento, più importante della Giustizia, del Governo, ecc. perché è il fondamento di tutto.
Hanno costruito una scuola tecnocratica, inumana, fredda, anaffettiva, povera, disastrata, lasciata in mano alle persone che vi abitano e che la fanno vivere grazie al loro apporto quotidiano. Sono anche questi ultimi i Corsari di cui parlo spesso.
Per questo motivo, il 17 Novembre, i Corsari svolgeranno a Roma un seminario per dialogare, discutere e ragionare su Scuola, Università e Formazione.