I Repubblicani: attori o spettatori? Massimo Andolfi: «Pronti a dare il nostro contributo»

Il Pri. La questione è questa: quello che è e quello che può diventare. Perché se può ‘diventare’, cioè maturare e portare in atto le sue potenzialità c’è da stare ottimisti. Qualcosa di più di un salto mortale per fiducie ingenue. E la militanza intanto deve essere questo: la consapevolezza che non ci si riposa sugli allori, che non ci si accontenta di rivendicare un passato, perché parlare di passato è tipico di chi, oggi, non ha più niente da dire per il futuro. E invece è nel futuro che si scrive la scommessa.

Investire sulla Comunicazione – e a L’Iniziativa Repubblicana si affiancherà presto un altro strumento – è un primo passo per ricominciare a dare voce e spazio all’informazione del Partito, e per stimolare analisi, riflessioni e confronto. Ma è la Scuola di Formazione la grande scommessa. Perché un Pri se vuole esserci non può pensare di non ripartire dall’eccellenza della sua classe dirigente, per affinare la propria capacità di analisi e di elaborazione progettuale.

Intanto si sta mettendo a fuoco un’azione di intervento. Gli Stati Generali, al nord, al centro, al sud, sono stati dei momenti per avere un’idea sullo stato di salute del Partito. E il Consiglio Nazionale ha restituito la voglia di esserci, e sapere di andare da qualche parte. Perché non è sufficiente andare: ci vuole il traguardo, la meta, davanti.

Ma ha senso parlare di identikit ideali per gli attori di questo cammino? Lo abbiamo chiesto a Massimo Andolfi (Fondazione Ugo La Malfa), della direzione nazionale del Pri.

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