Elezioni Uk: mentre i Tory programmano il XXII secolo, Corbyn rincorre il lato sbagliato della storia

Alla fine, lo stallo è stato rotto alla vecchia maniera: con le elezioni anticipate. Il Regno Unito andrà alle urne il 12 dicembre, dopo che, con un margine di 438 voti contro 20, la Camera dei Comuni ha approvato il decreto che fissa le prime elezioni generali in dicembre dal 1923. «Era ora di dare alla nazione una scelta sulla Brexit e sul futuro», ha detto Boris Johnson. Con l’inizio della campagna è riapparsa la retorica pre-elettorale. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha affermato: «Questa elezione è un’occasione, una volta in una generazione, per trasformare il nostro paese e spazzare via gli interessi dei poteri forti che tagliano le gambe alle persone comuni», aggiungendo che il Labour Party “ora lancerà la più radicale campagna di rottamazione che il nostro paese abbia mai visto”. In dettaglio, Corbyn intende riportare l’orologio della storia indietro di 100 anni. Tra lo sgomento della leadership del partito, ha promesso la nazionalizzazione delle ferrovie, dell’energia elettrica, delle poste, dell’acqua e un massiccio programma di edilizia popolare, come un qualunque bolscevico del XIX secolo.
Il Brexit Party sta valutando la possibilità di ritirare centinaia di candidati ed offrire un accordo di desistenza a Boris Johnson per consentirgli di blindare una maggioranza parlamentare. Alcune figure di alto livello del partito perseguono la strategia di concentrare le candidature su un circoscritto numero di collegi Leaver laburisti. Secondo una fonte di Victoria Street, il partito potrebbe mettere in campo solo 20 candidati, nel timore che la scissione del voto nei collegi Leaver marginali potrebbe favorire Jeremy Corbyn. E Jeremy Corbyn a Downing Street non lo vuole nessuno. Non i mercati, non le Cancellerie internazionali. Benché Bruxelles non commenti le questioni di politica interna degli Stati membri dell’UE, nei corridoi della Commissione Ue, la burocrazia è schierata con i Tory. Rue de la Loi è provata dalla fatica Brexit. Stretta tra i dazi Usa e la recessione tedesca, l’Ue-27 ha necessità di concludere il divorzio il più rapidamente possibile dopo più di tre anni di instabilità. L’unica certezza di firmare la ratifica dell’accordo di recesso è un governo conservatore. Corbyn non gode di stima a Palazzo Berlaymont. Pesano i suoi passi falsi sull’antisemitismo e le sue passate simpatie per i terroristi dell’Ira. Ma soprattutto il timore che un governo Corbyn avrebbe la necessità politica di riaprire il negoziato sull’accordo Brexit recentemente rinegoziato. Questo potrebbe comportare un’ulteriore proroga della Brexit oltre la nuova scadenza del 31 gennaio 2020, una prospettiva che Emmanuel Macron vede come il fumo negli occhi. D’altra parte, nessuno si fa illusioni. Jeremy Corbyn è altrettanto euroscettico di Boris Johnson, sia pure per le ragioni opposte. Mentre l’ex Sindaco di Londra ritiene l’Ue una burocrazia anticompetitiva e fiscalmente oppressiva, il leader laburista considera l’Ue una cospirazione ordoliberista avversa allo Stato sociale. Per Bruxelles, tra i due, meglio il primo. La proroga Brexit al 31 gennaio 2020 “sara’ l’ultima”, ha infatti avvertito il Presidente uscente del Consiglio europeo. “Per favore, sfruttate al meglio questo periodo”, ha twittato Donald Tusk dopo il voto di Westminster, «Voglio anche salutarvi perché la mia missione qui sta per finire», ha scritto l’ex primo ministro polacco in un messaggio indirizzato “ai miei amici britannici”. “Incrocio le dita per voi” ha aggiunto, ponendo la firma all’ultima flextension.
Boris Johnson intanto va dritto alla resa dei conti con gli avversari interni. Dopo aver riammesso nel partito 10 dei 21 dissidenti Tory espulsi, ha negato un collegio elettorale a John Bercow, definendo l’uscita di scena dell’eccentrico Speaker dei Comuni “il pensionamento più lungo dai tempi di Frank Sinatra”. Lo Speaker più longevo dai tempi di Edward FitzRoy (che mantenne l’ufficio per 15 anni tra il 1928 e il 1943) si è dimesso dal Parlamento con un tributo di commiato di 2 ore e 51 minuti. Il Primo Ministro ne ha stigmatizzato la condotta, raffrontando lo Speaker uscente con il personaggio principale di Scarface e paragonando la sua capacità di “allungare il tempo” con il famoso fisico teorico Stephen Hawking. Bercow ha ritardato il suo pensionamento dopo essere rimasto in ufficio per una seconda legislatura ed ha rotto in sequenza 600 anni di consuetudini costituzionali con la sua asserita parzialità anti-Brexit. Nell’ultima sessione di Question Time presieduta da Bercow, Boris ha messo in discussione la sua imparzialità con un riferimento alla passione di Bercow per il tennis, dicendo: «Come si addice a un illustre ex concorrente di Wimbledon, lei si è seduto sul suo seggiolone, ma invece di fare l’arbitro, ha barato sui punti più decisivi della procedura parlamentare con il cipiglio di Tony Montana».
Mitico.