Adesso nel tritacarne mediatico ci finiscono anche i Radicali. La posizione di Taradash

Io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! E mafioso.

Un membro del comitato nazionale di Radicali Italiani 2018 è stato oggi arrestato con gravissime accuse di mafia. Scrive Marco Taradash: «Antonello (o Antonino) Nicosia, direttore di un associazione per i diritti umani, non è un “politico radicale” ma, semmai, un militante radicale come chiunque, ripeto chiunque, si iscriva ad uno dei diversi soggetti del mondo radicale, al cui interno non esistono filtri per l’iscrizione o per la candidatura negli organi. Ieri si è concluso il congresso di Radicali Italiani e anche chi è arrivato all’ultimo minuto ha potuto iscriversi e partecipare, anche da candidato, alle votazioni». 
«I radicali hanno storicamente acquisito degli anticorpi che li proteggono da qualsiasi infezione. E del resto hanno davvero poco da offrire in termini di potere. Nella lunga storia radicale mafiosi e criminali di varia estrazione, fra cui feroci boss, hanno deciso di aderire, dalla galera, per un anno o più a un soggetto radicale riconoscendone il ruolo a difesa dello stato di diritto e quindi, anche, della loro condizione carceraria. Questa sarebbe la prima volta in cui un mafioso si iscrive (a Radicali Italiani) prima di finire in carcere. C’è sempre una prima volta. Di solito, inoltre, i mafiosi scelgono come copertura un’associazione Antimafia per attuare con tranquillità il loro disegno criminale, e non soggetti che si impegnano (anche) per i diritti dei detenuti. Ma c’è sempre una prima volta. Un accusa non è una sentenza, vale la pena ricordarlo a chi ne parla e ne scrive, e la giustizia farà, si spera con la consueta accuratezza, il suo corso».