I Cinque Stelle contro Radio Radicale. E non si capisce più nemmeno perché

I Cinque Stelle non sono credibili nemmeno al Capolinea. Persino oggi, senza più idee, senza più spinta, sentono di dover esistere portando avanti battaglie di cui nessuno capisce le ragioni. Non sono battaglie, anzi. Sono slogan. Per palati alla buona. Solo per buttare qualche fettina di carne a un elettorato deluso e rancoroso che deve avere qualcosa ‘contro’ per sentirsi nudo e puro come un tempo. È l’anima forcaiola e intimamente violenta che ha reso da sempre i grillini improponibili a impresentabili per qualsiasi progetto, come evidenziava tempo fa anche il vicesegretario nazionale del Pri Eugenio Fusignani.

Non basta un voto con criterio in Europa per cambiare una storia. E i Cinque Stelle sono quelli di sempre, come sta dimostrando anche la questione di Radio Radicale. «La Radio proseguitato nel servizio fino all’espletamento di una gara ed è confermato lo stanziamento di 8 milioni di euro l’anno. Questa è l’intesa che entra nella manovra», ha detto il sottosegretario all’Editoria Andrea Martella. Si farà una gara d’appalto, dunque, e in attesa si potrà prorogare il servizio. Un riconosciuto valore, un pezzo di storia politica e culturale del Paese. Per quasi tutti. Tranne che per il partito del comico genovese. «Ci sarà una gara, è finita la mangiatoia», ha incredibilmente commentato Luigi Di Maio. «Quei soldi diamoli ai terremotati», aveva detto. «Lasciamo fuori i terremotati da polemiche politiche», ha riposto Alessia Morani, sottosegretaria al Mise. «Vedo rispuntare il riflesso pavloviano contro Radio Radicale», ha scritto il deputato del Filippo Sensi, «Si tratta di democrazia, di pluralismo e di diritto all’informazione». Andrea Marcucci: «Radio Radicale è viva. Il M5S, che voleva chiuderla, ha già perso. Il Ministro Di Maio se ne faccia una ragione». «Il lupo grillino non ha perso né il pelo né il vizio. L’attacco a Radio Radicale è un attacco alla libertà d’informazione, soprattutto se informazione libera e senza censura come quella di un vero servizio pubblico», le parole del segretario di +Europa Benedetto Della Vedova.

«È difficile capire da cosa nasce questo odio per Radio Radicale», commenta Marco Taradash. «8 milioni l’anno sono una cifra infinitesimale di fronte al costo della Rai, anzi del costo di un solo programma stagionale non di servizio pubblico della Rai. E non parliamo dei milioni destinati periodicamente a un’altra azienda (privata) come Alitalia, 400 milioni la scorsa settimana. RR chiede da decenni una gara per l’appalto dei servizi che offre ai cittadini (non solo il Parlamento ma anche gli altri organi dello Stato come Corte Costituzionale o Csm, i processi, i congressi dei partiti, le presentazioni dei libri e delle ricerche più importanti, le relazioni delle Autorità di garanzia, le dirette dal Parlamento Europeo e mille altre cose ancora). Ora pare che finalmente gli attuali governanti si degneranno di vararla questa gara e Di Maio come commenta? “È finita la mangiatoia”. No, io che pure ho una certa conoscenza dei meccanismi psicoideologici del mondo dell’estremismo di destra, di sinistra e di matrice nichilista, come è il caso dei 5SS, vi giuro che non riesco a capire».

Sull’argomento abbiamo sentito anche la posizione di Claudio Chioccarello, segretario organizzativo dell’unione romana del Pri.

Ascolta tutta l’intervista