Fusignani (Pri): «Un argine a questa pericolosa deriva»

«Mi preoccupa che il Parlamento della Repubblica, nata dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo che aveva infangato l’onore del Paese con le ignobili leggi razziali del 1938, non voti tutto unito la proposta della Senatrice a vita Liliana Segre di istituire una commissione contro odio, razzismo e antisemitismo». Così Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del Pri. «Questo la dice lunga sulle ombre inquietanti che aleggiano sull’Italia. Purtroppo il dissolvimento di FI ha decretato la fine di un centrodestra che manteneva, pur nei suoi egoismi, un aspetto liberale. Oggi quell’area ha perso le sue connotazioni centriste per lasciare campo libero ai nazionalismi muscolari della Lega e a quelli compulsivo-nostalgici di FdI, spostando l’asse d’azione politica verso una destra più petainiana che gollista. E così, con un palese atto di disprezzo storico, una parte consistente dei rappresentanti del popolo, si è astenuta motivando farneticazioni politiche incomprensibili a fronte di un problema posto per evitare cedimenti verso la cancellazione di una storia che ancora spaventa per i suoi errori e, soprattutto, per i suoi orrori. Non si tratta più di contrapporre una visione di società più a destra rispetto ad una opposta visione più a sinistra: qui siamo al ritorno di fantasmi che ritenevamo sepolti sotto il peso della storia. Ed ecco perché occorre porre un argine a questa pericolosa deriva rafforzando un “centro” che sappia costruire un argine, insieme alla sinistra di governo, contro la deriva in atto. Dunque un centro che guardi a sinistra ma con la mano tesa verso quanto di liberale sta alla sua destra, che oggi non può più trovare rappresentanza in una destra sovranista e populista, tanto superficialmente semplificatrice quanto ingannevolmente pericolosa. Anche perché una (oramai ex) forza politica come quella dell’on. Berlusconi, se vuole continuare a definirsi liberale, di fronte a posizioni di condanna dell’odio razzista e dell’antisemitismo, non può permettersi l’astensione che non rappresenta una posizione di mediazione ma, al contrario, una complice deriva collaborazionista».