Politica estera e Medio Oriente. Online la registrazione del dibattito della Fondazione Ugo La Malfa

Scriveva Willy Russell che il Medio Oriente è come il matrimonio, cioè senza una soluzione. E l’incontro, appassionato perché autenticamente vissuto, organizzato oggi pomeriggio dalla Fondazione Ugo La Malfa ci ha fatto intanto capire questo: non si può liquidare quell’area in uno slogan, né in una ricetta perché dietro c’è un ginepraio di complessità e di storie, politiche, economiche, che è quasi impossibile districare.

«Gli stati mediorientali non sono nazioni, sono dispute con dei confini» (Patrick Jake O’Rourke)

C’è la Siria, innanzitutto, terra di incrocio e mescolanza. L’incontro delle genti, se la vuoi rendere con un po’ di romanticismo, e ci sta. Ma ti fa capire che la realtà sociale è destinata a sfuggire ogni definizione precisa che ci sono 22 etnie e religioni diversi. Solo Damasco ha 7 patriarcati. Certo, c’è un grande popolo, qualche volta contro la sua élite che fa quello che fanno le élite: ammiccano ai potentati di tutte le geografie e gestiscono interessi. Che è poi l’unica cosa che conta davvero e la lente per capire, senza sbagliare, tutte le realtà che vuoi
C’è il popolo curdo, che nella narrazione di questi giorni recita la parte del buono oppresso. È un popolo sfortunato, litigioso, che ha dei chiaroscuri, che non ha una terra sua, e che anzi se fosse riuscito a farsi Stato, con le sue risorse, sarebbe ricco. E c’è la Turchia che dalla notte dei tempi in Occidente non c’è niente da fare: «Mamma li Turchi» è l’espressione con cui da secoli si spaventano i bambini, come l’uomo nero o il gatto mammone. Una paura, cioè, che troviamo ben radicata nel nostro linguaggio, associandola a chi beve e fuma, come un turco, appunto.
Nello scacchiere geopolitico ci sono vincitori reali e vincitori apparenti. Chi in Siria in questi ultimi anni ha giocato bene le sue carte è la Russia. Ha imparato la lezione. È stata debole e assente nell’immediato passato, e ha lasciato all’Occidente intere zone di influenza. Ora no. Ha una classe dirigente che ben conosce il mondo musulmano.
C’è poi l’America. Che ha grossi interessi. La partita è quella del Gas. Ma la tentazione è quella di fare un passo indietro. Un tempo si era convinti dell’azione muscolare, lasciando sullo sfondo il denaro, e si era convinti di quello che si chiamava ‘nation building’. Sappiamo come è andata. Dietro ai proclami e davanti al portafoglio c’è la voglia di andarsene. Con la paura di Israele di restare l’unica democrazia in un mondo arabo che vuole la sua cancellazione senza nemmeno più l’aiuto degli americani.

Introdotti e coordinati da Giorgio La Malfa, e da Salvatore Torniolo si sono confrontati su questi temi Laura Mirachian, già ambasciatrice in Siria, Alberto Negri, storica firma de il Sole 24 Ore ed autore di preziosi saggi come Il musulmano errante pubblicato qualche anno fa. Sono intervenuti Maurizio Melani, già ambasciatore in Iraq, l’on. Fabrizio Cicchitto, la storica dell’arte Claudia La Malfa e il sen. Luigi Compagna.

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