Umbria. Troppo facile fare il ‘veggente saccente’

Onestamente in apparenza è tutto fin troppo semplice, e fare il “veggente saccente” in queste occasioni pare veramente troppo da furbacchioni; purtroppo o per fortuna a votare ci va pure la gente comune, quella che a torto o a ragione non si spreme le meningi per fare analisi di chi sa quale caratura… ma che esprime tutte le sue sensazioni più spontanee ed immediate , e anzi, quando ha l’occasione di protestare col voto (non facendolo spesso o mai di persona), torna a votare con fragore e cerca di dare dei segnali inequivocabili.
Ad una prima analisi risulta infatti inequivocabile il segnale lanciato al “catalizzatore di papocchio”, il M5S è di fatti raffigurato in questa narrazione sociale, espressasi per mezzo del voto in Umbria, come il partito che più facilmente e repentinamente ha cambiato pelle e “del quale populismo non vale la pena morire”, questo è più o meno l’estratto della gente; per intenderci di “quota 100” e di “reddito di cittadinanza” non si campa se poi di tassazione e rigidità fiscale ci andate giù pesanti (e nel momento meno opportuno).
Non che l’alter ego destrorso del populismo sia un genio o un deus ex machina della politica, in realtà non ci è nemmeno dato sapere se questo percorso l’abbia fatto in totale coscienza o se gli sia venuto così… per caso, come per caso si trova a fare secondo noi anche la ri-discesa a Roma a partire proprio dal giorno della marcia dei fasci sulla capitale nel ’22;
che ad un certo punto sarebbe scappato di fronte al conto del ristorante nel quale un anno fa avevano promesso “gialli e verdi” di rivoluzionare il paese, questo era facilmente prevedibile, sono pur sempre i validi rappresentanti di gesta reazionarie come il lancio della tavoletta di cioccolato turco nel parlamento europeo, le stesse gesta che scommettiamo spingano un buon 10 % che vuole protestare malamente al voto oggi, che prima chiaramente disertava, e che in minor misura ma spinge altri, al contrario, a non andarci adesso in quanto non rappresentati; fossimo stati umbri avremmo avuto forti riserve a recarci alle urne, è probabile che come altre volte ci saremmo turato il naso e saremmo andato a votare il centro-sinistra, ma non certo per la qualità della politica espressa, tutt’ al più ci saremmo potuti far convincere dalla qualità intrinseca della persona candidata presidente estrapolata dal contesto politico, semmai lo sia, ma questo onestamente bene nemmeno lo sappiamo.
Quel che sappiamo invece, e che è chiaro ai più, è che è perfino più apprezzato il “partito-sistema” che non il catalizzatore di inciucio o “viscido serpente cambia-pelle”; e vi dobbiamo dire la verità, ciò ci spinge in qualche maniera a sperare bene! Ci dà a pensare che tra qualche anno, quando l’effetto di “nuova lega”, il salvinissimo “meglio un uovo oggi che la gallina domani” (anche perché lui è certo che la gallina proprio non la trova domani, non potendo mantenere all’infinito l’altarino finto-rivoluzionario e nemmeno la finora celata politica corporativista), si possa, pure in una maniera misurata con “la Nuova politica”, quella che è tutto ed il contrario di tutto nel giro di poche ore (come l’altro Matteo più sottilmente “responsabil-populista”) ed i “cambia-faccia di bronzo” di sempre (ma sì, m’avete capito voi amici Repubblicani, “Mister thrash television society”), dicevamo, ci dà a pensare che tra qualche anno (in particolare se ci facciamo trovare pronti) sarà possibile rifare qualcosa che dia un senso a tutto questo baccano, ricreare un qualche rimedio di verosimilmente politico, qualcosa che nel suo essere ibrido possa dare almeno una linea logica e programmatica al governo di questo paese, per sperare infine che non troppo a lungo si rifaccia viva la cultura laica vera; quella che tende per sua natura a prevenire, con scelte a tempo come note cadenzate bene nell’arco della sinfonia globale, tutto questo sfacelo, in particolare mediante una programmazione economica, economico-sociale, politica industriale nazionale… chiamatela come volete.
La politica estera e globale ? Lasciamo stare, non ne parliamo proprio, è più alto il numero delle brutte figure e delle inconcepibili misure ed atti del nostro paese all’estero che i capelli in testa a Berlusconi.