Mario Segni, Ugo La Malfa e il Referendum sulla Legge Elettorale

Una interessante intervista di Walter Veltroni a Mario Segni sul Corriere della Sera. Cuore delle riflessioni la legge elettorale. «Essere per il maggioritario nella Dc non era facile. Ricordo che ci fu ad un certo punto, febbraio 1979, l’incarico a Ugo La Malfa. Lui, per motivi sostanzialmente tattici, ben diversi dai miei, si era convinto che bisognava arrivare in Italia al maggioritario. La ragione è che voleva fregare Craxi, nella sostanza. Proponeva: facciamo il quadripartito, senza Craxi, e la legge maggioritaria. Facemmo una lunga chiacchierata con il proposito poi di farne un pezzo giornalistico, con Augusto Barbera, Ronchey. Passammo mezza giornata, registrando e scrivendo. Se non sbaglio doveva essere Ronchey a trarne un pezzo giornalistico. Ma non se ne fece nulla. Era poco dopo la morte di Moro. Il ragionamento di La Malfa era questo: era possibile una situazione diversa, quella della legittimazione del Pci attraverso un’alleanza di governo, finché c’era Moro, come garante. Non c’è più Moro, il Pci torna indietro, si arrocca e quindi noi restiamo sotto il giogo di Craxi. Liberiamoci di questo e governiamo l’Italia. Aveva una sua lucidità».

«L’idea della battaglia per il maggioritario me la fece nascere Pannella, che creò la Lega per il collegio uninominale», prosegue Segni nell’intervista. «Si costituì a livello parlamentare e c’erano dentro tutti i radicali, era patrocinata dai socialisti. Formica era uno dei più attivi, tanto è vero che si raccoglievano fondi e i soldi venivano versati all’Avanti. Cose che raccontate oggi… Questa Lega fece delle cose molto belle sul piano culturale, fu molto attiva. Questa è la parte precedente. Dopo di che però il referendum fu inventato non da me, ma dal Congresso della Fuci presieduto da Guzzetta, con Ceccanti e Tonini. Guzzetta trovò anche il meccanismo giuridico e io lo seppi dai giornali. La cosa mi interessò, andai a trovare i fucini assieme a Bartolo Ciccardini e immediatamente si aggiunse Pietro Scoppola, che fu uno degli animatori dell’inizio della battaglia referendaria e una delle anime decisive del movimento. Stiamo parlando, non a caso, dell’89. Nel ’90 partì la prima raccolta di firme»

«L’adulto non crede a Babbo Natale. Ma lo vota» (Pierre Desproges)

Come sarà l’Italia del proporzionale, chiede Veltroni. «Tutti si illudono che tornino De Gasperi e Togliatti. Va peraltro ricordato che De Gasperi cercò di superare il proporzionale con quella legge che fu assurdamente definita truffa. La situazione di allora era del tutto diversa. L’Italia aveva un partito quasi al quaranta per cento, un’opposizione al trenta, una divisione dei due schieramenti dettata da eventi mondiali. Partiti fortissimi, solidi, che non sono mai più esistiti e mai più esisteranno. Nell’Italia proporzionale ci saranno molti Ghini di Tacco, molti. Un gigantesco crogiuolo di trasformismi. Noi siamo stati accusati o elogiati a seconda dei punti di vista, per aver determinato la fine dei partiti, dei vecchi partiti, come la Democrazia cristiana. Ma questa è un’accusa o un merito ingiustificato. Noi abbiamo immaginato, sulla crisi dei partiti, la democrazia dell’alternanza, con governi decisi dai cittadini. Era l’idea di una uscita in positivo dalla crisi. Ma la crisi dei partiti non l’abbiamo fatta noi. Era già in atto. Solo gli equilibri internazionali la mantenevano in piedi, da troppi anni».