La questione bonapartista

«È un argomento degli aristocratici quello dei crimini che una rivoluzione si trascina dietro. Dimenticano i crimini che si commettevano in silenzio prima della Rivoluzione» (Stendhal, Vita di Napoleone)


Mentre i giovani Fgr inseguono personaggi che rappresentano la degenerazione e la spaccatura mazziniana, l’amica Letizia Prosperini, gliene rendo grazie, ha ricordato a tutti il Bonaparte repubblicano, attraverso l’immagine di bellezza giovanile del ritratto di Jean Antoine Gros di Napoleone al ponte d’Arcole, 1796, allora 26 enne, c’è un dubbio sul suo anno di nascita. Ci saranno però ritratti successivi che lasciano più facilmente trasparire l’aspetto del tiranno. Stendhal ritiene che Napoleone mentisse quando si disse repubblicano fino alla campagna di Egitto. In verità il suo repubblicanesimo si sarebbe molto affievolito proprio in Italia. Le cronache hanno sempre riportato di come l’armata napoleonica si scostasse dai parametri di equità adottati dalle armate giacobine fino allora, per abbandonarsi al saccheggio e alla corruzione morale, per non parlare dei milioni accumulati dalla signora Bonaparte. Questo non ha impedito che l’Italia ricevesse dalla presenza francese la rinascita dell’idea della virtù sepolta da due secoli di oppressione. La Lombardia in particolare costituì un governo indipendente e pieno di talenti, e con Alessandro Volta per la prima volta uno scienziato ebbe in Italia i riconoscimenti che gli spettavano. Bonaparte voleva l’Italia indipendente per calcolo, ma intanto la rese tale. Anche se l’idealità repubblicana di Napoleone fu breve, questa lasciò un segno non indifferente. In Francia si diffusero la cultura, il diritto, l’arte, la scienza, l’eguaglianza, le idee portanti dell’illuminismo. Da robespierrista Napoleone era accecato dal mito della nuova Roma e con una certa convinzione delle sue capacità era convinto che solo lui sarebbe stato capace di realizzarlo. Indurito dalla lotta rivoluzionaria e dai suoi epigoni, odia i termidoriani e Barras in particolare a cui deve la carriera e la moglie, ln Bonaparte prevarrà il cinismo, come quando disse dei francesi che amavano più la vanità che la libertà. Le sue qualità invece ebbero un decadimento precoce all’indomani del massimo successo. Tayllerand gli rimproverò immediatamente come errore la fucilazione del duca di Enghien, non fosse che fu lo stesso Tayllerand a convincere Napoleone a rapire ed uccidere il giovane Borbone. Gli errori militari sono invece tutti i suoi, in Spagna, in Russia e ahilui a Waterloo. È difficile credere che Bonaparte volesse davvero liberare le popolazioni del mondo accontentandosi della riconoscenza, certo che ovunque metta piede aumenta il grado di libertà della popolazione, in Spagna scarcera tutti i condannati della Santa inquisizione, in Germania, come in Italia promuove amministrazioni popolari, in Polonia sposa la causa indipendentista, in Russia vuole cacciare lo Zar. Anche se interessata a fine privati, la battaglia per il progresso del secolo si conduce in nome di Bonaparte e quando gli inglesi finalmente hanno sconfitto con lui la Francia per renderla doma, davanti al consesso reazionario che si eleva in Europa, si chiederanno se non hanno combattuto dalla parte sbagliata. L’allontanamento dell’Inghilterra dall’Europa è un processo lungo che si acuisce negli anni della restaurazione più che nelle guerra alla rivoluzione. I liberali che sorgono in quel momento in Europa sono tutti bonapartisti, come prima erano giacobini. Può darsi anche che per domani sognino di realizzare una dittatura, come vorrebbe Buonarroti nel 1830, ma intanto combattono quelle che opprimono il mondo.