La Malfa intervistato da Il Dubbio: «Mi verrebbe voglia di riprendere la battaglia»

«Per il suo compleanno è sceso da Londra Robert Skidelsky, e il regalo più bello di certo glielo ha fatto la Camera dei Lord, aprendo il 18 novembre una sua sala per la presentazione del Meridiano Mondadori dedicato a Keynes che lui stesso ha curato, ritraducendo anche la Teoria Generale. Ma il fatto è che, degli ottanta anni compiuti pochi giorni fa, la metà Giorgio La Malfa li ha trascorsi in Parlamento, italiano o europeo che fosse: dal 1972 al 2013». Su Il Dubbio Antonella Rampino ha intervistato Giorgio La Malfa.

A che cosa può servire, oggi, il Pri? «All’epoca, servivamo a porre problemi che i partiti di massa avrebbero avuto difficoltà ad affrontare da soli. Ma guardi all’oggi e prenda la grande questione della crescita e della lotta alla disoccupazione. E prenda il problema dello Stato sociale. Con il debito pubblico che abbiamo non c’è spazio per fare tre cose insieme: gli investimenti necessari per creare la piena occupazione, la spesa sociale per difendere i ceti più deboli, l’aumento dei consumi. La soluzione della destra di Salvini è promettere queste tre cose e dire che l’Italia può uscire dall’Europa. La nostra soluzione sarebbe di dire agli italiani che dobbiamo fare gli investimenti e difendere lo stato sociale, e quindi i consumi privati debbono aspettare. Questo governo, come di precedenti, promette invece sgravi fiscali per sostenere i consumi privati, difende la spesa sociale e taglia gli investimenti. Ecco perché l’Italia da dieci anni non riesce a uscire dalla crisi e manda all’estero intere generazioni di giovani. Qualche volta mi verrebbe voglia di riprendere la battaglia…».

Cosa accadrà? «Si può intuire solo quel che può accadere a breve. Credo si vada al voto la prossima primavera. Perché nella riforma che taglia il numero dei parlamentari vi è una norma che prevede che se lo scioglimento del Parlamento avviene prima della promulgazione della legge, il taglio dei parlamentari entri in vigore nella legislatura successiva a quella che verrebbe eletta. È probabile che alla fine resterà l’attuale legge elettorale. Se applicata per eleggere 630 parlamentari, gli attuali partiti manterrebbero una rappresentanza significativa. Se si riduce il numero dei parlamentari, verrà anche una legge più maggioritaria. Comunque il governo purtroppo mi sembra fragile, molto fragile. Dovrebbe avere invece coraggio. Il coraggio che serve a dire la verità agli italiani sulla situazione economica del Paese. Facendo solo un po’ di questo e un po’ di quello, il Paese continuerà ad andare a fondo. Serve una vera svolta ed essa deve cominciare dalle coscienze».

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