La buona stampa. Significato, attualità, futuro

La comunicazione si è mangiata la politica, scrive oggi su Atlantico Roberto Ezio Pozzo. Ma è una comunicazione che ha cambiato i suoi paradigmi, i suoi riferimenti. Non c’è più un giornale o un media che orienta. Oddio, forse ancora un po’ sì. Ma soprattutto la comunicazione oggi si parcellizza sui social. Ognuno è portatore sano di cose deformate e parziali, impegnato a “dare sempre riposte immediate, quali che siano, pena la perdita, altrettanto immediata, di consensi. Pensiamo al popolo del web, velocissimo nello stigmatizzare un selfie (per quanto sia risibile che l’irrinunciabile fotografia col braccio teso verso se stessi possa essere atto politico) ed altrettanto veloce a zigzagare tra una parte e l’altra, basando il proprio comportamento ondivago su quanto legge in fretta sullo schermo del telefonino. Una frase pensata poco, scritta male, interpretata peggio dal popolo del web, diventa una sentenza di terzo grado e, quindi, immediatamente esecutiva”.

«La velocità, che non sembra mai essere troppa, è diventata fretta; sì, proprio quella dell’antico proverbio della gatta frettolosa. Dovendo comunicare immediatamente e senza intermediari, i nostri governanti, di qualsiasi colore essi siano, sparano le loro cartucce con quel tiro rapido che è la negazione del lento tiro mirato che porta spesso a colpire il bersaglio. Oggi si hanno pochi minuti per rispondere efficacemente ad un tweet del nostro avversario o addirittura di un ragazzino che sia andato a spulciare una fotografia imbarazzante e l’abbia messa in rete. E anche qui casca il buon, affidabile, asino di una volta. Vediamo spesso reazioni scomposte da parte di leader, addirittura mondiali, che causano disastri immani alla loro immagine e credibilità, e ciò perché tutti pretendono ormai la pronta risposta da parte di chiunque conti, di fronte a qualsiasi attacco, magari basato sul nulla».

«La lettura del giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno»
(Georg Wilhelm Friedrich Hegel)

I vecchi organi di informazione dovrebbero recuperare la loro credibilità su questo terreno, ma non lo fanno, perché tutti ‘schierati’ secondo logiche politiche-editoriali. Non c’è un’informazione libera, e tutti i giornali nascono per soddisfare le esigenze del loro pubblico. Eppure si dovrebbe chiedere tempo per pensare. Questo dovrebbe fare una ‘buona stampa’. Buona stampa. Così si intitolerà il prossimo 8 novembre un incontro in occasione dei 100 anni della rivista Voci Fraterne, con illustri relatori (tra gli altri anche Carlo Verna, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti). Il direttore è il mazzarinese Valerio Martorana, già consigliere comunale del Pri e candidato repubblicano al senato nel 2018. Lo abbiamo intervistato.

Ascolta l’intervista