Conoscere per cambiare. La Scuola di Formazione: lo strumento di crescita del Pri

Quando per la prima volta si parlò della Scuola di Formazione del Pri fu in occasione del Congresso Straordinario di Roma del Pri, presente il segretario nazionale Corrado de Rinaldis Saponaro. Poi da allora, e fino all’annuncio ufficiale della scorsa settimana, la cosa si è meglio precisata e definita. Del resto tutti, militanti e dirigenti, ne sentono la necessità. Il Partito Repubblicano può tornare grande, a partire dalla qualità dei contenuti e dei suoi quadri. Così non si fa solo ‘testimonianza’, ma si guarda al futuro, potendo mettere in campo competenze, tecnica e professionalità.

«Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo» (Leo Buscaglia)

Bisogna, certo, avere padronanza dei contenuti culturali, di filosofia politica, conoscere bene la tradizione liberale e quella socialista, e capire la specificità di quella repubblicana. Questo per rinforzare il senso identitario e l’orgoglio di appartenenza. Ma bisogna anche capire come funzionano le istituzioni, come funziona la politica monetaria, l’economia, il sistema fiscale. I candidati consiglieri potranno studiare il (complesso) funzionamento della macchina amministrativa. Cioè andare dietro le quinte delle cose, per sfuggire da un chiacchiericcio di superficie che di tutto fa cenno senza mai niente sapere e niente davvero interpretare.

E insomma, tutto è pronto. In questi giorni è in corso di definizione il comitato scientifico, esclusivamente di formazione repubblicana, e la lista dei primi docenti. Per garantire un’alta proposta, ci sarà una collaborazione con la prestigiosa Scuola di Liberalismo.

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