Innovazione e sviluppo sostenibile: una Silicon Valley tutta italiana nel settore alimentare

L’innovazione tecnologica è uno degli aspetti cardine per tenere il passo con gli altri Stati, pena un lento aumento del divario fino a raggiungere una soglia di rottura tale da provocare reazioni a catena negative anche in altri settori con effetti incontrollati e devastanti.  Attualmente questo rallentamento, riscontrabile anche nei confronti degli Stati membri dell’Ue, sta provocando la fuga dall’Italia di 100.000 giovani ogni anno. Una città come Rimini o Novara o Piacenza scompare ogni anno, un fenomeno, secondo i dati Istat, che si ripete da nove anni consecutivi. Un milione di persone ha preferito uscire dall’Italia con la conseguenza che siamo diventati un po’ tutti più poveri di un’umanità dinamica, creativa e giovane. Se non fermiamo questo esodo, oltre ad abbassare la preparazione media dei cittadini, indispensabile per una crescita nei settori più avanzati, dovremo fare i conti anche con un popolo sempre più anziano, con un nuovo aggravio delle spese socio-assistenziali già molto onerose.

Un fenomeno certamente non figlio solo del ritardo mondo del lavoro, ci sono altri diversi fattori che qui non affronteremo, ma non possiamo ignorare che un lavoro d’eccellenza, che produca beni di alta qualità, non abbia bisogno di un complesso sistema favorevole alla creazione di un humus tale da generare una sinergia proficua delle varie intelligenze che possediamo.

L’Ufficio di Proposta sullo Sviluppo delle Energie Rinnovabili del Partito Repubblicano si propone di stimolare le forze politiche e il governo a recuperare il terreno perso nella consapevolezza che necessita una strategia ben diversa da quella attuale. Investiamo pochissimo in ricerca e siamo penultimi in Europa sul numero dei laureati. Si attuano strategie di respiro corto, guardando più ai sondaggi elettorali, lasciando i problemi irrisolti se non addirittura aggravati da altre difficoltà. Quota Cento ad esempio si preoccupa di mandare in pensione un cittadino un po’ prima e quindi gli anticipa la libertà di godersi la vecchiaia ma nello stesso tempo, in soli tre anni, sottrae 20 miliardi di euro dalle casse di uno Stato che fa fatica solo a pagare gli interessi del proprio debito e lascia i giovani al palo. 

Ad esempio un grande settore su cui investire potrebbe essere quello dei temi ambientali legati allo sviluppo sostenibile. Una necessità obbligata che avrà in futuro sempre più attenzione e noi potremmo competere nel vasto mondo alimentare grazie alla nostra cultura del vivere sano.

La filiera alimentare italiana è un’eccellenza riconosciuta, con Parma capitale mondiale dell’alimentazione. Un settore in grande sviluppo a cui seguirà l’arrivo prepotente dei novel food nei supermercati. Si stanno sperimentando alimenti con struttura molecolare primaria modificata, altri prodotti da microorganismi, funghi e alghe, altri ancora da prodotti isolati. Grande attenzione ha suscitato la prima bistecca del tutto artificiale: elimina l’allevamento intensivo che è tra le maggiori cause d’inquinamento mondiale.

Oltre a favorire la green economy, sempre nel settore alimentare, verranno realizzati prodotti con capacità nutritive elevate (nanomateriali), allungati i tempi di conservazione, minimizzandone il volume e la massa dei rifiuti.

L’Italia se vorrà mantenere la leadership mondiale in questo settore dovrà investirci con determinazione e forza poiché le aspettative future richiedono una ricerca, tecniche di produzione, di trattamento e tecnologia molto avanzate. Una Silicon Valley tutta italiana nel settore alimentare potrebbe rappresentare una grande opportunità di crescita e speranza.

Questo governo ha stabilito il rifinanziamento del Piano Industria 4.0, tolto da quello precedente, è una bella notizia ma non è sufficiente. Ci vogliono più investimenti e soprattutto manca una vera strategia per coordinare il lavoro delle varie istituzioni e non provvedimenti isolati, dettati dall’emergenza o, peggio ancora, denari sprecati come ad esempio gli ulteriori 350 milioni messi in Alitalia.