Il centro subordinato

In questo ultimo fine settimana si sono visti i protagonisti della stagione del Nazareno, quattro anni fa potevano contare il sessanta per cento dei consensi, in una situazione subordinata. Clamorosa la posizione di Berlusconi sul palco di Salvini, da leader del centrodestra qual era a semplice ruota di scorta. Non bastasse quest’immagine vi è una singolare intervista a Tajani apparsa sul quotidiano romano il Messaggero, in cui si ricorda che anche Sturzo voleva capeggiare una lista con monarchici e missini. Vero, non fosse che la Dc sposò De Gasperi ed il centrosinistra, per cui in pratica Tajani rivendica i fallimenti democristiani invece che i loro successi, di questo passo il prossimo esempio sarà Tambroni. Non che Renzi nella sua splendida autonomia ne esca poi molto meglio. Per quanto egli continui a dirsi avversario di Salvini, tutto il suo convegno fiorentino si è rivolto contro il Pd e chi è convinto che il Pd sia il partito delle correnti e delle tasse, vota Salvini non chi è stato segretario del Pd fino all’altro ieri. Perchè è questo il problema di Renzi, il partito nuovo doveva proporlo da segretario del vecchio Pd, non da fuoriuscito da quel partito persane la guida. Berlusconi e Renzi sono entrambi troppo deboli per costruire un centro autonomo, tanto che il primo nemmeno ci pensa, il secondo forse vuole illudere qualcuno. Solo il movimento 5 stelle con il suo presidente del Consiglio sarebbe in grado di diventare un centro credibile per il paese, ma per far questo servirebbero dal governo delle politiche economiche di un qualche rilievo, quelle che proprio non si vedono. Continuano così e Salvini e Meloni si prendono tutto il paese ed il “centro” lo diventano loro. Realisticamente io non credo che il Pri disponga degli strumenti e dei mezzi per impedire questa deriva. Possiamo fare dei tentativi, come ne abbiamo fatti finora, ma dobbiamo affidarci inevitabilmente all’elaborazione di una diversità di pensiero, che tornerà utile quando il paese si accorgerà di essere nuovamente finito con le spalle al muro. Temo fra altri vent’anni