Fermi e rissosi

Scontri duri sulla manovra, senza che quella esista. Concitate indicazioni sulle diverse direzioni da prendersi, nel mentre si resta fermi. Basta dare un occhio al tema fiscale per rendersi conto che la rappresentazione sa di falso.
Dunque rimane la promessa della flat tax per le partite iva, già cavallo di battaglia e irrinunciabile obiettivo della Lega. Solo che era e resta un falso. Flat tax significa aliquota unica per tutti, se la immagini per alcuni e fino a un certo livello di reddito stai raccontando bubbole. Chiami cavallo il cane e poi pretendi anche di sellarlo e cavalcarlo. Ovunque si collochi il limite, oltre tutto, non volendolo trasformare in aliquota irpef, si otterrà il risultato che chi guadagna un po’ di più si ritroverà in tasca meno soldi netti di chi guadagna un po’ di meno. Assurdo, oltre che illegittimo.
Pentastellati e italoviventi sono fra quanti strepitano di più, ma anche quelli che esclusero ogni ragionamento sull’iva. Il governo è nato per non aumentarla, sostengono. È nato anche nonostante Di Maio e Renzi avessero manifestato vicendevole repulsione, salvo vederli oggi alleati e accomunati nel criticare. Il fatto è che se escludi ogni possibile ragionare attorno all’iva il resto ti rimane inchiodato. Abbiamo evitato tasse per 28 miliardi, dice il ministro dell’economia, Gualtieri. In realtà ne hanno messe in conto per 8 in più e i 28 sono solo mancati aumenti. Il che avviene mentre tutti parlano di sgravi.
In compenso, dall’estrema destra all’estrema sinistra, è tutto un fiorire fantasioso di idee su come fare più spesa pubblica, mentre il verbo “tagliare” è stato confinato nel campo del masochismo politico, quasi una suggestione d’evirazione elettorale. Il fatto è che se la spesa cresce, senza far crescere il pil, o fai crescere la pressione fiscale o fai crescere il debito. Nell’indecisione crescono entrambe.
I dati, dunque, sono due: 1. la manovra da fermi è un niente, sicché gli scontri sui suoi (non) contenuti servono solo alle rispettive propagande; 2. lasciamo perdere il Paese, ma manco un governo campa solo di propagande, sicché o cambia la musica, in fretta, oppure si naviga verso le elezioni anticipate, anche per neutralizzare la reclamizzata e unanime riforma costituzionale, votata da tanti che ne portano vergogna.
E Conte? Probabilmente guarda i capi coalizzati in azione e si spiega sempre di più come mai sia possibile che a Palazzo Chigi ci sia lui.