Chi è leader?

Molti studiosi o politologi prima e meglio di me hanno saputo spiegare, nel corso del tempo, quali siano le caratteristiche fondamentali di un leader. Sicuramente, possiamo affermare che un leader politico dovrebbe essere carismatico, trascinatore, empatico. Va bene, concordo. Anche Max Weber ha saputo spiegarcelo in modo condivisibile. Dopo di lui, tanti altri, a cominciare da alcune teste pensanti come Mauro Calise. Rimando, perciò, ai loro testi e libri per chiunque volesse approfondire la questione.
Oggi, però, vorrei aggiungere che un leader – almeno nella società complessa in cui viviamo oggi – può essere davvero tale se non ha paura di circondarsi di persone creative, lungimiranti, capaci di fare squadra. Un leader non si limita a circondarsi di gregari e di “yesman”, ma cerca di avere accanto personalità di sicuro prestigio e genio. Anzi, un leader è colui che sa fare squadra con altri leader, che riconosce il talento altrui e lo valorizza, lo illumina, gli rende omaggio riconosce a ciascuno il ruolo che merita. Perché il vero leader sa costruire un gruppo in cui ciascuno possa essere leader nel proprio ruolo.
Credo che una leadership sia tale se è in grado di poggiare la propria forza nell’umiltà, nella capacità di ascolto degli altri, nell’indicare un sogno comune e abbracciare il sogno dei componenti della squadra. Leader è chi sa prevedere e prevenire. Leader è colui che sa attrarre altri leader per formare una squadra con-vincente. Leader è chi ama, chi non porta maschere, chi trasmette simpatia, chi trasmette emozioni autentiche, chi sa essere se stesso senza fingere né indossare maschere. Leader è chi non ha paura di mostrare le proprie fragilità perché non teme di sostenere il peso delle proprie debolezze, ma trasforma questa fragilità in un punto di forza, di coraggio, di apertura all’altro, finanche nel dissenso. L’importante è che il dissenso sia dialogico, costruttivo, liberale. Leader è chi sa gestire le situazioni coinvolgendo gli altri nella risoluzione dei problemi. Leader è chi sa creare sinergie. Leader è chi sa essere resiliente di fronte a un problema e sa infondere energia agli altri affinché ciascuno possa esprimere al meglio il proprio talento e dare il proprio contributo di idee, proposte, azioni.

Ovviamente, a favorire questo tipo di gestione, non può essere un sistema elettorale costruito sulle liste bloccate, che valorizzano i partiti a danno dei candidati, a danno delle persone e della selezione di una classe dirigente di qualità.
Purtroppo, a seguire i commentatori della politica italiana, il futuro della politica sembra essere soprattutto un problema di alleanze. Non a caso, (quasi) tutti i soggetti politici ragionano sull’esistente, invece bisognerebbe mutarlo l’esistente. Una forza politica liberale e riformatrice, infatti, è tale se riesce ad immaginare e a costruire un altro campo politico, una prospettiva “altra” rispetto all’esistente, cioè una proposta “altra” rispetto a quella del monopolio partitocratico.
Per avere un futuro diverso, per conquistare gli spazi di un’auspicabile democrazia liberale, che in Italia ancora non c’è, è necessario lavorare a un cambiamento profondo, che vada alla radice delle questioni, che rifondi il linguaggio politico, che restituisca senso alle parole. Reimpostare la discussione politica mi sembra l’unica strada per dare concretezza alle prospettive repubblicane, liberali e democratiche di cambiamento. È questo, a mio parere, il compito e la responsabilità politica che hanno oggi i Repubblicani. Ovunque, infatti, si discute dei vari scenari politici futuri ragionando su quello che si vede e che esiste ora, che esiste ancora: Lega, Fratelli d’Italia, Matteo Renzi, Calenda, Forza Italia, Pd e Cinque Stelle Ma questo è il vecchio quadro partitocratico! Questo è il quadro che ci indica una strada vecchia, consumata, logora. È il passato. È il Vecchio Regime.
Se si vuole il cambiamento, il futuro non può essere il protrarsi di questo assetto! Il cambiamento sta nel mutare le vecchie logiche, cioè l’esistente, e pensare, lavorare ad un assetto diverso, dove possano emergere le culture politiche e le personalità capaci di libero pensiero e autonomia di pensiero. Servono costruttori, portatori di pace, che abbiano ideali, memoria, cultura, ragionevolezza, senso dello Stato.
Serve un quadro politico mutato. È questo il senso della mia proposta per una costituente liberal-democratica. Possiamo parlarne?