Giustizia Cinquestelle: inutilità garantita

Ieri sera un titolo di giornale capitatomi sotto gli occhi mi ha provocato rabbia e senso di ribellione. Il Ministro (in?) Bonafede che si affanna a ripetere la storiella, invocando dal Parlamento che sia “messo in Costituzione l’Avvocato”.
Sì. Proprio rabbia e ribellione quali sempre mi provocano le proclamazioni ipocrite ed inutili, anzi utili solo a chi vuole prendere in giro me o altri che sono, invece, oggetto di sopraffazione e di ingiustizie.
Brutta da un punto di vista lessicale e grammaticale la frase “mettere l’Avvocato in Costituzione” è, pronunciata da un Bonafede o, magari, invece, da un Davigo, una stupida e rivoltante presa in giro.
Garantire con il suggello, del resto oramai facilmente superabile, di una proclamazione nella Carta Costituzionale, i diritti dei cittadini al patrocinio purchessia di un Avvocato, che si prodighi in una difesa inutile avanti alle sopraffazioni di una intoccabile casta, titolare, di fatto, della facoltà, di imporre accanto alla giustizia anche l’alternativa ad essa (“uso alternativo” della giustizia, cavallo di battaglia di Magistratura Democratica ed oramai, di fatto, di tutta la Magistratura) è una solenne presa in giro dei Cittadini prima ancora e anche di più degli stessi Avvocati, quelli che da quell’inutile proclamazione si sentiranno soddisfatti e glorificati.
“Mettere l’Avvocato in Costituzione”, con la bruttura in sé dell’espressione, lascia intendere qualcosa non troppo diversa dal “mettere alla berlina” il diritto alla difesa che è, poi, la stessa cosa del diritto alla giustizia giusta. Significa fare della figura dell’Avvocato uno strumento di vanificazione dei diritti dei cittadini e una sconcia copertura di tale profanazione.
No, Signor Bonafede, no, Signori in malafede. Prendete in giro altri Avvocati, quelli che da sempre si sono pavoneggiati nelle loro toghe a fare da marionette in una tragicommedia in cui al concetto stesso di giustizia si sovrappone quello di “lotta” contro questa o quella più o meno reale situazione da demonizzare e, allo stesso tempo, da esaltare e potenziare demonizzandola.
C’è in questa ondata di sopraffazione di ogni ragione e ragionevolezza nella vita pubblica che quotidianamente ci raggiunge in ogni espressione ed intervento dei pubblici poteri, in questa turpe alleanza tra l’ignoranza e la prepotenza, una tendenza a non trascurare la retorica dei principi che, di fatto, vengono sopraffatti ed ignorati.
Non vogliamo essere strumenti di questa ignominia.
Fottiamocene di chi vuole fotterci vellicando la burbanza e le debolezze di qualche nostro più debole Collega. Mandiamo a quel paese chi, in buonafede o no vuole coinvolgerci in questo crimine.
No alla presa in giro dell’“Avvocato in Costituzione”!!!
Viva gli Avvocati!
Viva la Costituzione!