Legge di stabilità: poca luce e molte ombre

Con l’invio a Bruxelles della legge finanziaria (per comodità continuiamo a chiamarla così) possiamo ora disporre di un testo definito, e quindi valutare con precisione il progetto di bilancio 2020 del governo. Lo spazio di manovra economica che l’esecutivo si è ritagliato è pari a 7mld di euro. Infatti sul totale dei 30 mld della manovra complessiva, 23,1 vengono impiegati per sterilizzare l’altrettanto importo dell’incremento dell’Iva; cioè coprire debiti prodotti dai tre governi precedenti. Ma per fare ciò, il governo prevede di incrementare ulteriormente nel 2020 il debito nazionale per un importo pari a 14 mld: quindi si ripercorre la vecchia, e dannosa strada di voler penalizzare le generazioni future. Ciò detto, per giudicare l’efficacia della manovra approvata dal governo, e valutare se essa sia idonea ad imprimere una svolta alla crisi sistemica dell’Italia, bisogna cercare “di misurarne “ la dimensione della crisi stessa. Pochi numeri sono sufficienti per “quantizzarne” la portata. In questo 2019, il Paese sta attraversando una fase di stagnazione (crescita prossima allo zero), che non ha eguali nel resto dell’Europa; il rapporto debito/Pil si attesterà ad un valore pari a circa il 135%; il deficit di bilancio potrebbe superare il 2% del Pil. Nel 2018 (in condizioni omogenee)la produttività del lavoro (Pil/ore lavorate), espressa in dollari correnti, in Italia è stata pari a $ 47, mentre in Francia $ 61, ed in Germania $, 60, con un gap negativo per l’Italia del 32,3%: una enormità. Ed ancora, se osserviamo per il biennio 2017-2018 la dinamica della produttività del lavoro, troviamo che in Francia è aumentata di circa il 9%, in Germania del 7%, mentre in Italia è stata prossima allo zero (andamento piatto). Cosa suggerisce la lettura di questi numeri? Essenzialmente la necessità di mettere in atto, attraverso la legge di stabilità,efficaci interventi innovativi di stimolo per lo sviluppo di tecnologie atte ad aumentare la produttività del lavoro e la competitività delle imprese produttrici. Solo così si ottiene la crescita necessaria per aumentare l’occupazione (negli ultimi 9 anni un milione di alte intelligenze umane ha abbandonato l’Italia, lasciando al Paese il consistente costo per la loro formazione, senza un ritorno economico) , e rendere gestibile e controllabile il “mostro” del debito pubblico ( ad Agosto 2.462,6 mld). In questo negativo contesto del sistema Paese, aver previsto un intervento di appena 7 mld per lo sviluppo può apparire semplicemente patetico: riprendendo una espressione della vulgata nazionale si potrebbe dire “voler fare lo nozze con i fichi secchi”; che poi oggi non sarebbe nemmeno praticabile stante l’alto prezzo di quel prodotto. E tutto ciò perché per meri interessi ed obiettivi elettorali le forze politiche tutte (maggioranza ed opposizione) non intendono operare anche attraverso una rimodulazione dell’Iva. A questo punto non resta che riaffermare e riproporre la validità e l’efficacia dell’ipotesi di di legge di stabilità approvata nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale del Partito, che prospetta una politica economica Alta, ed Alternativa.