La Sicilia muore nell’indifferenza

Il cuore del Partito Repubblicano batte a sud. Dal Risorgimento ad Ugo La Malfa, la questione meridionale è stata più un punto programmatico. È stata la radice di ogni pensiero. Agire, questa la sostanza. Perché di parole e di buone intenzioni è pieno il mondo. No, bisogna fare. Lo si è sempre detto, ma la concretezza poi fa i conti con l’ignavia altrui, con gli interessi, con situazioni disturbate da riforme e cambiamento.

C’è che anche negli ultimi Stati generali a Napoli, il Pri lo ha detto forte e chiaro. Il mezzogiorno è caratterizzante, è l’anima stessa di un secolo e passa di storia.

Anche il documento redatto dal segretario Corrado De Rinaldis Saponaro con Massimo Andolfi, e che verrà presentato alla prossima direzione nazionale, va in questa direzione. «Al di là delle parole vuote e degli impegni generici per il rilancio del Mezzogiorno, i repubblicani propongono che il primo impegno del Governo sia la formulazione di un programma di sviluppo del Mezzogiorno che indichi partendo dai livelli attuali di occupazione delle regioni meridionali un traguardo quantitativo da realizzare nell’arco di un quinquennio e un correlativo obiettivo di aumento del reddito. Un programma che indichi gli obiettivi per gli investimenti privati e pubblici. Per gli investimenti privati, partendo dall’anno di base è necessario introdurre significativi incentivi di carattere fiscale. La misura degli investimenti pubblici sarà determinata dagli obiettivi di crescita dell’occupazione al netto degli aumenti dell’occupazione dovuti agli investimenti privati. Un’agenzia del Governo sarà incaricata di realizzare il programma da sottoporre al Parlamento per l’approvazione. Una specifica azione deve riguardare le università meridionali alle quali dovrà essere posto l’obiettivo primario dell’aumento del numero di laureati, da realizzare anche attraverso l’adeguamento degli
stanziamenti pubblici. Per agevolare l’afflusso di investimenti privati nelle regioni meridionali è necessario tornare all’idea delle “aree industriali
speciali”. Nelle regioni di maggiore dimensione occorre individuare
una o due zone da attrezzare in modo da rendere particolarmente conveniente l’insediamento di nuove iniziative industriali, specialmente quelle di piccole e di medie dimensioni.
I collegamenti stradali e ferroviari, la disponibilità di elettricità, metano, acqua etc., l’accesso alle reti informatiche, la presenza di strutture bancarie, il collegamento con le Università presenti nella regione, sono gli strumenti indispensabili per far ripartire lo sviluppo in tutto il nostro Mezzogiorno».

«In quel generico giù, riconobbi l’Italia, il suo spirito, quella sua cronica divisione interna per ogni cosa. Un Paese abituato ad avere un sopra e un sotto, un attico e una cantina» (Margaret Mazzantini)

Il segretario regionale Pietro Currò da tempo si batte. Un impegno che leggi sotto la voce dignità. Ne abbiamo parlato anche con il segretario della sezione del Pri di Barcellona Pozzo di Gotto Andrea Italiano.

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