L’Alto Adige è Italia

È di questi giorni la notizia dell’abolizione da parte del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano della dicitura “Alto Adige” dai documenti ufficiali. Una notizia che peraltro preoccupa maggiormente a fronte degli allarmanti avvenimenti di politica estera che giungono dalla Spagna.

Noi Giovani Repubblicani, non possiamo mancare di rilevare tale decisione come assolutamente fuori luogo, se non addirittura offensiva, nei confronti di tutti i cittadini di lingua e cultura italiana residenti nella provincia autonoma di Bolzano. Come del resto ci sarebbe parso irrispettoso nei confronti della popolazione di lingua tedesca se a venire soppressa fosse stata la dizione Südtirol, tenendo conto come lo stesso dettato costituzionale della Repubblica Italiana attribuisca a quest’area geografico-politica la denominazione di Alto Adige/Südtirol.

Ci sembra, altresì, quantomai riprovevole e offensivo nei confronti delle istituzioni repubblicane, quanto affermato dal Presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, che sovvertendo de facto i termini della questione, ha addirittura dichiarato – con spregio del ridicolo – di ritenere “un grave affronto” l’eventuale impugnazione della decisione da parte del Governo.

Si consuma così un altro scempio nei confronti dell’identità nazionale, che va ad aggiungersi ai precedenti episodi che, sempre nella provincia autonoma di Bolzano, avevano visto la rimozione della toponomastica italiana e la mancata esposizione del Tricolore nazionale.

Noi Giovani Repubblicani, nel ricordo di Cesare Battisti (e non solo), luminosa figura di patriota italiano, che proprio in quelle terre ebbe a battersi sino al supremo sacrificio per l’ideale di una Italia Unita, invitiamo il presidente Kompatscher e la sua Giunta, a cessare l’escalation di atti denigratori dell’identità nazionale e della fratellanza del popolo italiano sinora posta in atto, approfittando dell’occasione per fornire il nostro più sentito sostegno all’azione annunciata dal Governo di impugnare questa ignominosa decisione adendo la Corte Costituzionale.

(Grafica di Valerio Pennisi)