«Non serve radicalizzare lo scontro, ma la tenacia della ragione»

In questi giorni all’indignazione generale per quanto posto in essere dal Governo Turco si sono aggiunte molte valutazioni più di carattere emotivo che razionale. Una riflessione s’impone anche per quanto attiene la proposta di interrompere immediatamente ogni fornitura di carattere militare alla Turchia da parte dei paesi europei: proposito più di carattere propagandistico che effettivo stante che le batterie di missili impiegate in Turchia sono state recentemente fornite dalla Russia e quanto impiegato è relativo alle forniture trascorse da tempo.
In Germania vivono un milione e mezzo di turchi: possiamo davvero credere che il governo tedesco ponga in essere davvero qualcosa di concreto oltre alla necessaria riprovazione. Idem per la Francia?
Semmai si ritiene necessario che si proponesse una profonda revisione degli organismi internazionali quali le Nazioni Unite e si avvii una maggiore concertazione europea sui temi della difesa e della sicurezza.
Diversamente si tratta di modalità molto opportunistiche.
Una difesa europea oggi è semmai ancora più indispensabile dopo l’esperienza dei Balcani, e un’industria della difesa europea basata su bilanci effettivamente riferiti al 2% prodotto nazionale lordo non rinviabile.
Le conseguenze delle operazioni turche oltre al giudizio di esse e alla solidarietà per il popolo curdo possono essere davvero molto serie sul piano della sicurezza delle nazioni europee, nessuna esclusa.
Il terrorismo si esporta infatti con grande facilità, diversamente per le armi e le tecnologie militari regolari da norme internazionali particolarmente severe.
Quando i giornalisti in Turchia venivano ridotti al silenzio avemmo chiaramente compresa che quella era l’anticipazione di un regime che presto il popolo turco riconoscerà come tale. C’è una necessità improcrastinabile di avere in Europa l’autorevolezza per riflettere politicamente con gli USA di Trump agendo nei confronti della Turchia con un regime di sanzioni davvero riferito e definito anche con la Russia.
Non serve escludere la Turchia dalla NATO, non serve radicalizzare lo scontro, diversamente occorre richiedere il dialogo e la tenacia della ragione.

Noi siamo, sia ben chiaro dalla parte delle minoranze ovunque esse siano oppresse o attaccate, e riteniamo che l’Europa se un Europa politica si intende realizzare si debba rendere parte attiva anche stabilendo per la propria parte di competenza e autonomamente un immediato regime di sanzioni economiche nei confronti della Turchia, diversamente sono solo parole.