Giovani e politica: disillusi ma non rassegnati

Il dato è questo. I giovani con la politica non vogliono averci molto a che fare. Diversa è la piazza, lì c’è partecipazione. Ma il clima cambia quando si ha a che fare con istituzioni. Loro stanno con chi non vota. Cioè con la metà degli italiani che non trova più un riferimento tra i soggetti politici in gioco. Anzi. Qualcuno tra loro ti dice che l’astensionismo è uno strumento di critica al sistema, come in Saggio sulla lucidità del Premio Nobel José Saramago, dove il popolo si ribella così: con una rivolta bianca.
Eppure una ricerca di Viacom di qualche anno fa, aveva segnalato un dato importante. Che i giovani non si vogliono accontentare del ‘meno peggio’, ma vorrebbero una proposta politica seria, efficace, propositiva. Se la politica è da sempre avvitata su se stessa, corrotta, inefficiente, non può pretendere certo stima e considerazione. Tutto cambierebbe con un politico onesto, chiaro, concreto, innovativo. C’è bisogno di autenticità, non di slogan. C’è bisogno, detta altrimenti, di idee e valori. È la passione che fa la differenza.
Ma quel è l’agenda politica che vogliono i ragazzi? Viacom ce l’aveva schematizzata: al primo posto, va da sé, la questione del lavoro. Il mondo economico ci ha reso deboli e precari, le politiche economiche sembrano finalizzate a rattoppare il passato, come a chiedere nuovi sacrifici, e difficilmente parla di sviluppo e occupazione. I giovani vogliono immaginare un futuro che non vedono. E spesso, quando lo vedono, lo vedono all’estero. Niente flessibilità ma sicurezza, a questo dovrebbero essere orientati i governi. Certo, facendo i conti con la crisi economica. Una crisi a cui bisogna metter mano in modo radicale, non con interventi contingenti per accontentare elettorato. Al terzo posto preoccupa l’immigrazione. I giovani sembrano aver ben radicata nel loro dna la cultura del dialogo e non vedono ‘diversità’ nella cultura altra. Eppure l’accoglienza indiscriminata, i 650.000 clandestini non rimpatriati, creano problemi e paure, anche di ordine pubblico. Se Salvini non è stata una risposta adeguata, se le azioni muscolari non hanno prodotto risultati, è stata fallimentare anche la debolezza del Pd ed offensivo il disinteresse dell’Europa. Il tema della sicurezza e del terrorismo è strettamente legato. Importante anche quello dei costi della politica. I giovani sono più tiepidi per altri argomenti, come i diritti civili. La sensazione è che si voglia sostituire ai diritti sociali diritti civili ovvi e scontati.
L’Ad di Viacom Italia, Andrea Castellari, aveva concluso così: «I ragazzi stanno timidamente provando ad aprire un dialogo con il mondo politico, per uscire dall’invisibilità in cui si sentono immersi e chiedono anzitutto di essere ascoltati. Vogliono partecipare alla costruzione del loro futuro andando a votare. La politica colga questa grande opportunità per comprendere i loro bisogni».

Ne abbiamo parlato con Miguel Alessandro Cagnani, nuovo coordinatore a Grosseto dei Giovani Repubblicani.

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