Taglio dei parlamentari, va peggio alla Sicilia. Pietro Currò: «Ma abbiamo ben altri problemi»

La riforma dei parlamentari non è piaciuta al mondo liberale e repubblicano. Già avevano frenato i Giovani Repubblicani, Massimo Andolfi (Fondazione Ugo La Malfa) su L’Iniziativa Repubblicana aveva sottolineato come – a fronte di qualche rischio che il Sistema Paese rischia di correre, soprattutto non provvedendo a un ripensamento generale di tutto il meccanismo del voto, inclusa la legge elettorale – non ci fossero benefici economici reali. Il vicesegretario nazionale del Pri Eugenio Fusignani ha parlato di “sconfitta del cittadini”: «Se il populismo ha le basi nella democrazia diretta, il Repubblicanesimo le ha in quella rappresentativa».
Gli effetti della riforma che taglia i parlamentari ha ripercussioni delle regioni piccole e medie. Tra le regioni più penalizzate alla Camera c’è la Sicilia che alla Camera passa da 25 a 15 deputati nel Collegio 1 (-40%), e da 27 a 17 deputati nel collegio 2 (-37%). Va meglio al Senato dove il taglio è pari al 36% (ma contro il 57,1% di Umbria e Basilicata, il 42,9% del Friuli, il 42% dell’Abruzzo e il 40% della Calabria).
«Sono contrario anch’io al taglio dei parlamentari», dice Pietro Currò, segretario regionale del Pri in Sicilia. «Ma attenzione perché la Sicilia ha ben altri problemi. I giovani scappano perché non trovano lavoro, 4 persone su 10 sono a rischio povertà e il 38,6% della popolazione non lavora e ha persino rinunciato a cercare un lavoro. Sono queste le emergenze che dobbiamo affrontare, e per queste emergenze si devono mettere in cantiere interventi a tutti i livelli, dal governo nazionale alla Regione Sicilia».

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