La Turchia, è chiaro a tutti, non può stare nell’Alleanza Atlantica

Un intervento di Bepi Pezzulli, responsabile della Politica Estera e Rapporti con Partiti Euro Atlantici del Pri.


«L’improvvida offensiva turca nelle aree della Siria del Nord controllate dai Curdi rischia di gettare altra benzina sul fuoco della destabilizzazione del Medio Oriente. Pubblicamente, Recep Tayip Erdogan intende creare una safe-zone nel Kurdistan per ivi rimpatriare i 2,6 milioni di profughi siriani in Turchia. Ma ma questa operazione è stata accompagnata da una serie di violenti attacchi nelle zone militari da Etrin a Derik, e in zone civili quale Qamishli, ad opera delle milizie turche e dei sunniti filo-turchi dell’Esercito Siriano Libero.
Il ritiro del contingente americano, circa 100 uomini delle forze speciali, dal confine turco-siriano, è stato letto da Ankara come un implicito via libera all’invasione.
Non è chiaro cosa abbia determinato questa inattesa crisi. Si è teorizzata l’ipotesi della mano tesa ad Ankara per tentare di indebolire il rapporto con Mosca e Teheran. Ma la partecipazione di Ankara al programma F-35 è già stata bloccata dal Congresso a causa della decisione della Turchia di acquistare i sistemi anti aerei S-400 dalla Russia.
Il Pentagono è corso ai ripari. Il Segretario alla Difesa Mark Esper ha chiesto ad Ankara di fermare l’offensiva pena l’imposizione di sanzioni economiche e ha dichiarato di voler inviare ulteriori 3000 soldati in Arabia Saudita per difendere gli interessi americani nella regione.
Ma sono molti i temi da valutare.
I curdi del Pyp, oggetto degli attacchi turchi, sono parte della Syrian Democratic Forces, l’alleanza formata per combattere le forze del DAESH. Indebolire le forze curde rischia di riaccendere l’ azione dell’ISIS a partire dalla Siria.
L’offensiva turca rischia inoltre di incendiare l’intera regione. Bisognerà verificare, in primo luogo, la posizione di Damasco. È presumibile che che Assad possa ora trovare intese proprio con i curdi del Pyp, una volta abbandonati dagli U.S.A., per consolidare la propria posizione nel nord-est siriano. Ma a questo sviluppo, farà da contrappeso la posizione di Teheran. Gli Ayatollah sono alleati di Assad e della Russia, ma non possono concedere troppo spazio all’offensiva turca per non pregiudicare la mezzaluna Sciita.
L’Ue ha nuovamente dimostrato di essere inefficace in politica estera rispetto ad un tema che minaccia l’Europa con un’emergenza umanitaria alle porte di casa. Quindi solo la Nato, di cui la Turchia è ancora componente, e che proprio l’UE rischia di indebolire con il progetto di difesa europea, può svolgere un ruolo di soluzione alla crisi. Il Segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato una convocazione del Consiglio Atlantico, per superare la fase di inerzia delle forze alleate durante questi primi giorni dall’avvio dell’offensiva turca.
Questa nuova crisi a matrice turca pone nuovamente drammaticamente in evidenza la ormai acclarata incompatibilità della presenza della Turchia nell’Alleanza Atlantica».

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