Breve storia del Tricolore

Molteplici sono state le vicissitudini attraversate dal tricolore italiano nel corso di poco più di cento cinquant’anni dalla sua adozione quale bandiera ufficiale dell’Italia unita. Per dirne qualcuna: i Savoia, ai tempi della monarchia, vi apposero il loro blasone; durante il fascismo, fra il verde e il rosso, in campo bianco faceva capolino l’aquila imperiale con tanto di fascio littorio fra gli artigli; i leghisti ebbero addirittura a sostituirlo con la bandiera della Padania, preferendo al Tricolore il veneziano leone di San Marco.
L’origine del tricolore italiano è da ricercarsi nei moti giacobini avvenuti sul suolo italico verso la fine del XVIII secolo sulla scia della Rivoluzione francese. Il tricolore italiano, infatti, è palesemente ispirato a quello francese nato con la rivoluzione dell’89. Il blu del vessillo francese fu sostituito dal verde probabilmente in relazione ai colori delle divise della Guardia Nazionale milanese.
In realtà i primi a ideare la bandiera nazionale furono due giovani studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni e Giambattista De Rolandis, i quali nel 1794 tentarono una rivolta per ridare al Comune di Bologna l’indipendenza dagli Stati della Chiesa. Ma la sommossa fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, finendo alla gogna.
Mentre la statuizione ufficiale dei colori della bandiera nazionale italiana fu sancita dal Senato di Bologna due anni dopo, il 28 ottobre 1796, in un apposito documento in cui si affermava: «Bandiera coi colori Nazionali – Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso.»
Il 27 dicembre 1796, essendosi riunita un’assemblea in quel di Reggio Emilia per decretare la costituzione della Repubblica Cispadana, comprendente i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, ad avanzare la proposta di adozione di una bandiera verde, bianca e rossa fu il letterato Giuseppe Compagnoni, che per questo è ricordato come il ‘Padre del Tricolore’. Ed essendo la Libertà contagiosa, 1799 anche la Repubblica Napoletana adottò una bandiera tricolore, sempre rifacendosi al tricolore francese, cambiandone il colore bianco in giallo.
Ma, conclusasi l’epopea napoleonica e con essa il periodo rivoluzionario che dall’89 interessò l’intero Vecchio Continente, il Congresso di Vienna restaurò in tutt’Europa i vecchi sovrani assolutisti e la penisola italiana fu divisa in otto Stati di cui nessuno mantenne il Tricolore, che perciò divenne il simbolo di tutti i patrioti che si battevano per l’unità e l’indipendenza nazionale. Il giuramento della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini, ad esempio, veniva pronunciato dinanzi al Tricolore. E nel 1848, bandiere tricolori vennero fatte sventolare sulla barricate milanesi durante le Cinque giornate di Milano. Sotto vessilli tricolore Garibaldi e 14.000 uomini, tra cui Goffredo Mameli, combatterono sul Gianicolo.
Nel 1848, durante la Prima Guerra d’Indipendenza, Carlo Alberto di Savoia affermava: «E per voler meglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana, vogliamo che le nostre truppe entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana».
Mentre da parte repubblicana, il 9 febbraio 1849, proclamata la Repubblica Romana di Mazzini Armellini e Saffi, a sventolare nei cieli di Roma fu proprio il Tricolore!
Quando il 20 settembre 1870 l’esercito italiano entrava a Roma, ponendo fine al potere temporale dei Papi, tradizione vuole che il sottotenente Lugli avrebbe poggiato su un braccio della famosa statua di Marco Aurelio in Campidoglio, proprio un drappo tricolore.
In occasione del primo centenario del Tricolore, il 7 gennaio 1897, Giosuè Carducci tenne un discorso a Reggio Emilia, rivolgendo alla Bandiera le seguenti parole: «…quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si angusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi!».
C’è chi, inoltre, come lo studioso francese dell’Ottocento Claude André Vuillaume, ha potuto vedere nel tricolore italiano addirittura un simbolo – laicamente inteso – delle tre virtù teologali: «…il bianco rappresenta allora la Fede, il verde la Speranza, il rosso la Carità (o l’Amore).»

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