La democrazia diretta violata

L’articolo 56 della Costituzione prescrive che la Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, quando il senato della Repubblica è eletto su base regionale, salvo i seggi assegnati alla circoscrizione estero. L’articolo 56 inoltre indica precisamente i seggi assegnati ad ogni circoscrizione elettorale sulla base dell’ultimo censimento generale della popolazione italiana che all’epoca di circa 40 milioni di abitanti, prevedeva 630 deputati e 315 senatori, cifre esplicitate nel testo per esteso. Per seguire alla lettera il dettato costituzionale, visto l’aumento della popolazione dal 1948 ad oggi di quasi venti milioni di abitanti, corrispettivamente, i parlamentari dovrebbero essere aumentati. I venti milioni di popolazione italiana in più non sono stati rappresentati. Volendo procedere invece ad un taglio dei parlamentari esistenti, bisogna riformare il testo della costituzione nel suo specifico, oppure sopprimerlo, altrimenti non si capisce come la corte costituzionale possa accettare una legge ordinaria che modifichi in senso restrittivo il numero degli eletti del popolo fissato costituzionalmente e su una premessa espansiva. Il governo Renzi che aveva la stessa intenzione del governo Conte, perlomeno puntava alla soppressione delle funzioni del Senato con un’apposita legge costituzionale. I sostenitori del taglio appena votato, non sembrano nemmeno preoccuparsi delle implicazioni costituzionali che questo comporta. Ancora di più stupisce che i cosiddetti sostenitori della democrazia diretta, non si preoccupano in questo modo di colpire proprio l’idea di ‘direttezza’ che sussiste nella costituzione, per cui il Parlamento è eletto in corrispondenza alla rappresentanza del numero della popolazione. In pratica, se il taglio fosse effettivamente realizzato, milioni di italiani sarebbero ancora meno rappresentati, non che ci sarebbe maggior democrazia diretta, a meno che si creda davvero, come al tempo dei senatori dell’antica Roma, che la democrazia rappresentativa non esista fuori dalla propria persona. L’aspetto teorico costituzionale, su un movimento politico che vorrebbe essere piena espressione popolare, avrebbe dovuto avere la priorità rispetto agli aspetti di risparmio dei costi dello Stato, anche perchè se la classe politica è considerata come una casta fastidiosa, una riduzione arbitraria, rende la casta più esclusiva.
Probabile che la maggioranza non si renda conto esattamente di tutte le implicazioni del provvedimento appena votato dalle Camere e abbia indebolito la vita democratica del paese, perchè se è vero, come lo è, di parlamentari fannulloni, assenteisti e di cui si potrebbe fare volentieri a meno, si poteva facilmente ridurre loro lo stipendio, non le cariche. Questo per evitare un contrasto palese con la costituzione ed ottenere rapidamente
il risparmio promesso. In tempi di magra, sarebbe pure utile.