Taglio ai parlamentari. Qualche rischio e nessun beneficio

Quella di ieri era la quarta e ultima lettura parlamentare del testo. La quota dei senatori passa da 315 a 200 e quella dei deputati da 630 a 400. Per il suo via libero definitivo, così prevede la Costituzione, era prevista la maggioranza assoluta (e ci sono stati 553 sì, 14 contrari, 2 astenuti). Ora, entro tre mesi dall’approvazione del disegno di legge un quinto dei componenti di uno dei rami del Parlamento, cinque Consigli regionali o 500mila elettori possono chiedere un Referendum confermativo, il cui quesito sarà nel caso vagliato dalla Cassazione. Referendum già annunciato da Benedetto Della Vedova di +Europa e da Roberto Giacchetti di Italia viva. La riduzione di deputati e senatori diventerà effettiva al primo scioglimento del Parlamento, ma non prima di 60 giorni dall’entrata in vigore della riforma.

È un nuovo atto di espiazione. Perché la ‘Casta’, almeno dal 1992, è impopolare, screditata, odiata. E diventa atto politico essenziale, non tanto ‘risparmiare’, quanto dimostrare la capacità di auto-emendarsi. In termini di risparmio reale stiamo parlando di cifre irrisorie. L’ex commissario della spending review, Carlo Cottarelli, in un tweet ci fa capire le dimensioni della cosa: «Al netto delle imposte sugli stipendi dei parlamentari, il taglio fa risparmiare allo stato lo 0,007% della spesa pubblica. Certo questo risolverà i nostri problemi dei conti pubblici… o no?». E Codacons è ancora più chiaro: stiamo parlando di un risparmio di 1,35 euro l’anno a cittadino. Spicci, in un Paese che ha visto crescere di 61,5 milioni di euro ogni sei ore il debito pubblico, lievitato di 34 miliardi in dodici mesi.

«Il debito pubblico è abbastanza grande da badare a se stesso» (Ronald Reagan)

Il vero ri-equilibrio del sistema è solo una nobile intenzione, i 5S hanno ottenuto il cammello senza pagar moneta, perché ad una intenzione che rimane nobile, non segue un percorso definito o avviato di riforme complessive. Non c’è una bozza e non c’è un calendario, osserva Alessandro De Angelis. È davvero così? Lo abbiamo chiesto a Massimo Andolfi (Fondazione Ugo La Malfa), membro della direzione nazionale del Partito Repubblicano.

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