Michele Polini: «Non c’è futuro senza progetti»

Quando nel 1302 Filippo il Bello voleva avere un’opinione strutturata sul rapporto tra potere spirituale e potere temporale, chiamò a raccolta le forze sociali. Da allora, e non dalla rivoluzione francese, si chiamò Stati Generali ogni volta si dovesse discutere intorno a qualcosa. Così anche il Partito Repubblicano si è voluto interrogare, sulla sua forza, sulla possibilità di creare liste nel territorio, sulle sue idee, ha voluto fare un inventario delle sue risorse. E negli appuntamenti di Bologna, Napoli e Roma si è ragionato su presente e futuro. Perché il futuro è progetto e senza progetto è semplicemente una cosa che subirai e che ti limiti ad attendere.

«L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote» (Michelangelo)

Michele Polini è stato un motore. Tu puoi avere una bella macchina, puoi avere la strumentazione più raffinata, il navigatore più aggiornato, le telecamere di serie, i sensori, la tivù al plasma, il frigobar, gli interni in pelle. Ma quando vai a girare la chiave se non c’è il motore quella macchina non va da nessuna parte. Il Pri è qualcosa di bello e straordinario. Ma si deve di nuovo mettere in moto. Ecco perché il segretario dell’unione romana è una delle figure che trascina e sta trascinando. Alle spalle il lavoro del centro Italia, e il Consiglio Nazionale, davanti tante cose da fare: due convegni (uno a Velletri, l’altro a inizio novembre sulla liberal-democrazia), un incontro tecnico sull’emergenza rifiuti, l’impegno per le suppletive…

Ascolta l’intervista a Michele Polini