Sono 10mila i ponti da revisionare

In Italia i ponti scaduti e da revisione sono circa 10mila. Gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l’età dei manufatti. Quando quest’ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessati da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d’allarme, questi ponti sono ben 10mila. Migliaia di segnalazioni dei cittadini dove si è scatenata una vera e propria psicosi crolli. Dove vengono immortalate crepe, calcinacci e terra, ponti di calcestruzzo rimosse con facilità. La cifra 10mila ponti, è impressionante. La tragedia del capoluogo ligure rilancia l’attenzione sulle condizioni degli altri viadotti italiani:alcuni sono già crollati, altri sono chiusi, altri ancora sono considerati pericolanti. Il Codacons ha pubblicato un elenco aggiornato dei ponti che in tutta Italia, necessitano di cura e manutenzione onde prevenire nuovi eventi tragici come il crollo del viadotti Morandi di Genova. Di questa grave problematica si fa portavoce Arnaldo Gadola. «Bisogna dare modo – afferma il Segretario Provinciale Caserta e Membro della Direzionale del Pri – ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza delle infrastrutture, svolgere un’attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’economia e il commercio, vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi. Purtroppo oltre al ponte Morandi, in Italia ci sono altri viadotti che presentano criticità e che, pertanto sono considerati insicuri. La tenuta del Morandi, al centro delle principali discussioni tecniche, potrebbe essere la stessa tirata per altri viadotti sparsi lungo la dorsale appenninica e non solo, specie nel Sud Italia, dove vi sono la maggior parte dei ponti sotto osservazione. Il disastro del Morandi ha innescato un’immediata concatenazione di allarmi, lanciati un po’ in tutta Italia sui cavalcavia che attraversano città e zone al di fuori, viadotti di autostrade e tratti urbani, che hanno destato l’attenzione e la preoccupazione dell’ingegneristica italiana. Quindi bisogna intervenire con decisione lanciando un monitoraggio interessando regioni, comuni, province e tutti i gestori, tali ponti andrebbero subito controllati e revisionati. Se impieghiamo vent’anni per decidere se fare un intervento, la struttura crolla. Pertanto se una tragedia è evitata, non esiste».