La maschera di Hong Kong

Il divieto di indossare maschere alle manifestazioni di protesta imposto dalle autorità di Hong Kong, significa che il regime si prepara ad una repressione mirata. Volendo evitare una riedizione di piazza Tienanmen. sono appena passati trent’anni, il governo cinese preferisce prendere misure più sofisticate, certo non ha nessuna intenzione di capitolare di fronte a quello che considera semplicemente un focolaio di ribellione insopportabile. Hong Kong testimonia come la semplice adesione al capitalismo non basti a colmare le distanze fra regimi diversi. L’ex colonia pretende anche diritti e democrazia che in Cina non si vedono e non si intendono concedere. Al regime cinese è più facile espandersi nell’Africa tribale che nell’Asia post coloniale, come si era già capito dalle relazioni con il Vietnam. Piuttosto che cinese Hanoi si è messa volentieri nelle mani degli americani. Il modello cinese non ha nessuna voglia di essere messo in discussione, ne a sinistra ne a destra, tanto che le epurazioni interne al partito comunista sono continuate con una certa regolarità dal tempo in cui Deng si sbarazzò della danda dei 4, come Mao si era sbarazzato di Lin Biao. La Cina è confuciana non marxista, la struttura economica non assume mai una particolare importanza, conta più la fede quella che manca ai cittadini di Hong Kong, per non parlare dei traditori del Taiwan. Davanti a tanta forza cinese, la presidenza americana non ha trovato altro che minacciare una politica di dazi. Anche se meglio del conflitto armato, i dazi, lo ha detto chiaramente il leader britannico Johnson sono la cosa peggiore per il commercio, ma quali misure si possono altrimenti escogitare per dire alla Cina che deve arginarsi? Questo è il problema che abbiamo ed anche il tentativo di dialogo intrapreso da Trump con Pyongyang va interpretato non come una simpatia per i tiranni, ma come la necessità di sfilare uno dei principali alleati, il più controverso e pericoloso, ai cinesi. Chiaramente in Italia non c’è nessun sentore della questione per lo meno il governo precedente ha visto la Cina come una partner eccellente. Solo in Salvini c’era una qualche resipiscenza che la Cina potesse rappresentare una minaccia e posto il problema di evitare che si saldasse con la Russia contro l’occidente. Non fosse che poi Salvini sembrava più filorusso che filooccidentale e senza bisogno di venir pagato da Putin per questo. Stia attento il nuovo governo nella sua ignavia a non apparire filocinese.

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