Francesco Compagna e la questione meridionale

I recenti Stati Generali del Partito Repubblicano a Napoli, e gli accorati appelli del segretario regionale dellaSicilia Pietro Currò e della Calabria Sergio Stancato, hanno fatto riaffiorare ancora una volta l’anima ‘meridionalista’ del Partito Repubblicano. A Napoli è stata ricordata, con la presenza del figlio Luigi, una grandissima figura della storia repubblicana: quella di Francesco Compagna, a cui recentemente è stata intitolata una sezione del Pri a Roma. Come già sottolineato a Napoli da Massimo Andolfi nel Partito dell’epoca, siamo ai primi anni sessanta, si respira un’aria continuamente meridionalista. «La stessa idea di programmazione economica, esposta per la prima volta da Ugo La Malfa nel 1962 nella Nota aggiuntiva si basava sulla visione che fosse necessaria “un’azione rivolta ad indirizzare i processi di sviluppo” in maniera che si tenesse conto “degli squilibri esistenti e dei problemi insoluti”, ove tali squilibri risultavano “settoriali e regionali”. Né, si proseguiva nel documento lamalfiano, ciò che era stato fatto nel Mezzogiorno risultava “sufficiente a bilanciare i motivi di accentramento al Nord del processo di sviluppo che si svolgeva nelle regioni già sviluppate e a ridurre i divari di reddito con le altre zone”». «Tematica, questa dell’accentramento industriale nell’Italia settentrionale», ricordano Giorgio La Malfa e Francesco Bernardini in un saggio a lui dedicato, che Compagna riprenderà innumerevoli volte, sia a livello di interventi parlamentari, sia all’interno del Partito repubblicano»

«Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio» Giuseppe Garibaldi

Dopo articoli e interventi in aula, «Compagna avverte i partecipanti al XXXII Congresso repubblicano di Genova che “è da respingere il tentativo di fornire ai responsabili delle mistificazioni sul Mezzogiorno l’alibi di un processo alla Cassa per il Mezzogiorno, dietro il quale potrebbe annidarsi l’intenzione di liquidare la politica degli interventi straordinari per destinare i mezzi di finanziamento che noi vorremmo ‘prenotare’ per questa politica allo scopo di una ristrutturazione aziendale concepita in senso angustamente nordista”. Insistendo, più avanti, sul problema “economico-finanziario”, che “è divenuto un problema etico-politico”. Ne segue che “non si riforma la società italiana se le invocate riforme settoriali si configurano come riforme di puro e vano inseguimento degli squilibri. Solo se caratterizzate da una matrice meridionalista le riforme sono di correzione degli squilibri; perché lo squilibrio tra Nord e Sud è lo squilibrio degli squilibri. E solo nel rapporto tra programmazione e politica dei redditi teorizzata da La Malfa le riforme possono avere una matrice meridionalista».

Certo, la lotta per il Mezzogiorno ha portato a risultati irrilevanti. «Le stesse forze politiche – scrive Compagna sulla Voce Repubblicana del 20 settembre – che pure hanno parlato molto di centralità del problema meridionale, alla resa dei fatti hanno mostrato di non avere bene chiare le idee sulle cose da fare. E così oggi ci si trova dinanzi ad un Mezzogiorno ancora più in difficoltà che nel passato; e se la distanza tra le due Italie non è andata aumentando ulteriormente ciò è dovuto soltanto al fatto che anche il Nord, in questi anni di crisi, non ha progredito”. E anche la dialettica centralismo-regionalismo non sembra risolversi: “Si può dire che nel Sud sta avvenendo una strana confluenza tra il tradizionale malgoverno locale di cui gli esempi di lunga data non mancano, e la nuova moda di richiesta di maggiore potere alla base e quindi agli enti locali e alle Regioni, una costante nazionale di questi ultimi anni. Si verifica così che la incapacità della classe politica meridionale di affrontare concretamente i problemi dell’interesse generale dei cittadini si camuffa ora con formule dei conflitti di competenza e cerca copertura nel più vasto conflitto tra Stato e Regione. Il risultato è che le Regioni polemizzano contro lo Stato accentratore, magari chiedono l’abolizione della Cassa per il Mezzogiorno ed il relativo trasferimento di poteri, ma quando si tratta di portare avanti i progetti, o magari di prepararli, esse arrivano sempre in ritardo».

Francesco Compagna meridionalista europeo, da dove sono state tratte le citazioni di questo articolo, è un libro a cura di Guido Pescosolido e pubblicato da Piero Lacaita Editore qualche anno fa.

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