«Non vogliamo sognare un nuovo Risorgimento. Lo vogliamo vivere»

Il santo che è di marmo non suda. Non si potrebbe dirla meglio di così. Quando devi dire che niente può cambiare, e che il destino non lo raddrizzi con le buone intenzioni. Nemmeno le più pie. Nelle prime pagine dei giornali di oggi trovi la Calabria in tre occasioni. Tre notizie che ti dicono la stessa cosa: che la questione meridionale c’è tutta e in tutta la sua emergenza. A Reggio la Prefettura si riunisce per una viabilità al collasso, la Calabria è tagliata dal trasporto che conta, le linee ferroviarie e l’alta velocità sono quasi una presa in giro e per la Salerno-Reggio Calabria basta la parola. Le infrastrutture fanno acqua e a proposito di acqua anche Gioia Tauro è qualcosa che potrebbe aprire spazi di sviluppo economico importanti e invece è lì. È vero che il Ponte sullo Stretto è il simbolo del fallimento della vecchia politica, ma non è che la nuova, in assenza di simboli, sia da meno.

«La dignità è al sommo di tutti i pensieri ed è il lato positivo dei calabresi» (Corrado Alvaro)

In Calabria, manca l’acqua. Ma soprattutto manca il lavoro. Ci si è soffermati molto sui cronici mali del sud negli Stati Generali del Partito Repubblicano a Napoli, si è parlato di una PMI che soffre, di un sistema creditizio che non funziona, di tanti giovani costretti ad andarsene. Ladre di futuro sono queste terre, per questo è urgente che il Mezzogiorno torni ad essere al una priorità della politica che conta. E il Partito Repubblicano deve tornare ad avere il suo ruolo propulsivo. Non coinvolge masse, non sposta potere. Non l’ha mai fatto. Ha dato indicazioni e indirizzato. La saggezza di chi non vuole sognare un nuovo Risorgimento. Ma lo vuole vivere. Ne parliamo con Sergio Stancato, segretario regionale del Pri.

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