L’altra politica. L’alta politica

Il titolo non deve trarre in inganno. La peculiarità insita nel progetto l’Altra Politica, l’Alta Politica non si esaurisce nel prospettare un documento diverso di politica economica, rispetto a quest’ultimo ora elaborato dal governo Conte2. In questa differente formulazione della complessiva prospettiva politica si racchiude tutto il senso di un diverso sistema politico nazionale; cioè di un cambiamento radicale della politica stessa, in quanto alternativa in termini di idealità, di obiettivi, di metodi. Ciò premesso, veniamo alla questione attuale del NaDef 2020. Indichiamo subito le coordinate di riferimento poste a base per l’elaborazione della proposta che si va ad esplicitare. Si ritiene utile ed opportuno, per meglio e con più immediatezza comprendere la diversità di questa proposta rispetto all’ elaborato del governo in carica, del quale si recepisce totalmente la formulazione predisposta; e quindi il deficit 2020 indicato in -2,2% del Pil. E ciò per la scelta di voler lasciare alla responsabilità dell’esecutivo le decisioni circa le clausole di salvaguardia. Viene intrapreso invece un percorso alternativo per la individuazione delle fonti di finanziamento; avendo recepito i suggerimenti e le raccomandazioni più volte formulati in questi recenti anni all’Italia da Fmi, UE, Ocse perché l’Italia utilizzi fonti di finanziamento a bassa caratura recessiva, quali quelle derivanti da rimodulazione delle imposte indirette, per finanziare interventi con maggiori effetti di incremento di crescita del Pil. Le risorse evidenziate vengono impiegate per conseguire uno sviluppo della crescita complessiva del sistema Italia. Si punta quindi sul lavoro, sul futuro; e non sull’obiettivo di poter incassare “un dividendo elettorale” in occasione delle prossime elezioni regionali. La quasi totalità delle risorse impiegate, reperite senza alcun aumento del debito (cioè degli oneri da trasferire alle generazioni future), vengono sostanzialmente finalizzate per conseguire una corposa riduzione del cuneo fiscale, e per rendere disponibili risorse necessarie a finanziare un’ampia voce di interventi definita “Aiuti alla Crescita Economica” (ACE); che nella terminologia richiama un precedente fondo del 2016 (successivamente de finanziato), ma come detto con una visione di interventi ben più ampia e più efficace.
Di seguito si evidenzia lo schema numerico riepilogativo degli interventi individuati.

Alcune considerazioni integrative a commento della tabella. Siamo ben consapevoli dell’estrema sinteticità dei dati, e della conseguente carenza di dettagli numerici per gli opportuni approfondimenti. Ma l’obiettivo non vuole essere quello di predisporre un elaborato legislativo, bensì di indicare un mutamento politico strategico, ed il percorso programmatico da puntualizzare ed intraprendere. Non disponendo degli strumenti necessari, non è possibile procedere ad una verifica dei risultati puntuali conseguibili; si può certamente ritenere che l’ipotesi prospettata dovrebbe consentire una crescita del Pil ben più consistente rispetto al +0,6% ipotizzato dal NaDef 2020. Probabilmente, stante gli attuali livelli dello spread, si potrebbe ottenere un tasso di crescita del Pil superiore al tasso passivo di finanziamento del debito, con tutto ciò che ne consegue di positivo. Come risulta evidente dalla tabella, l’importo della manovra si verrebbe ad attestare a ben 73 MLd. L’intervento complessivo di 30,5 Mld, di cui 2,5 derivanti dal NaDef, consentirebbe una riduzione del cuneo fiscale per circa 1,9% di Pil. Tutto questo rappresenterebbe un fatto di straordinaria portata positiva, se opportunamente modulato nella specificità degli interventi; da concentrare quindi non solo sull’Irpef, ma da estendere anche, con sapiente misura per conseguire un risultato ottimale, ai contributi sociali, agevolado così la crescita occupazionale.L’ulteriore opportuno approfondimento dovrebbe indicare la migliore ripartizione dell’intervento tra lavoratori dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi non coinvolti dalla mini Flat-Tax. Il fondo ACE, di importo consistente, dovrebbe consentire il recupero della sua missione originaria (ottimizzazione del livello dei mezzi propri delle aziende); nonché il sostegno economico a progetti impegnativi di innovazione di processo e di prodotti; ed ancora il supporto finanziario a progetti di ricerca applicata estremamente innovativi e con ampi margini di rischiosità per la forte caratura di innovazione tecnologica. Certo non si può ignorare il margine di aleatorietà che caratterizza l’indicazione del recupero di 7 MLD di evasione fiscale. L’obiettivo sarebbe conseguibile se il governo provvedesse ad emanare norme esplicative atte a superare le obiezioni del garante della privacy circa l’utilizzo e l’incrocio delle banche dati già oggi esistenti. Ma qui siamo nel campo della volontà politica. La ulteriore riduzione di spesa per 6,1 MLD è opportuna, e quindi conseguibile, perché nel biennio trascorso la spesa corrente ha registrato un incremento di circa il 5%, a fronte dell’inflazione inferiore al 2%. Lo storno dei finanziamenti relativi a “quota 100” sarebbe provvedimento naturale, stante la constatata verifica della sua inutilità. Lo storno dei 10 MLd dal fondo incentivi alle imprese discende da una elaborazione svolta dal Prof. Giavazzi; e questo consentirebbe un più efficace finanziamento alle aziende attraverso il fondo ACE, ed il cuneo fiscale. Sulla ipotesi di finanziamento attraverso la rimodulazione dell’Iva, abbiamo già in precedenza evidenziato che questo intervento già da anni veniva indicato quale possibile provvedimento, in caso di necessità, per finanziare eventuale riduzione del carico fiscale. Infatti anche di recente il Prof. Boeri ha affermato che al momento si continua ancora nella (testuale n.d.r) “difesa a spada tratta dei regimi agevolativi dell’Iva, anche di quelli palesemente regressivi”. La rimodulazione dell’Iva rappresenta oggi la vera alternativa alla vecchia e perniciosa politica. L’approccio ora indicato per una diversa politica di bilancio, non va considerato come una ipotesi congiunturale per l’anno 2020; bensì come il primo tassello di una nuova programmazione triennale, espressione di una forte volontà politica di voler portare il paese fuori dalla crisi sistemica, indicando agli italiani i veri problemi del paese, e le efficaci e possibili soluzioni, non più esclusivamente condizionabile dalla cedola elettorale.

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