La Malfa oggi su Il Mattino: «Non c’è crescita senza taglio alle spese improduttive»

«La via maestra per determinare una ripresa economica sarebbe costituita da una spesa per investimenti pubblici forte e concentrata nel tempo. Un Governo che seriamente volesse affrontare il problema si porrebbe il problema delle procedure che oggi rendono lentissima l’effettuazione degli investimenti pubblici e poi deciderebbe se è nelle condizioni di violare per il tempo necessario le regole sul deficit fissate dall’Europa». Così Giorgio la Malfa, che oggi pubblica su Il Mattino il suo commento alla Nota di aggiornamento del DEF.

«È probabile che giunto il debito al 135 per cento del PIL, sia le eventuali sanzioni europee, sia la reazione dei mercati finanziari sconsiglino ormai di seguire questa strada. Probabilmente questa è la conclusione cui è giunto il ministro Gualtieri.

Se così stanno le cose, allora l’alternativa è modificare la composizione del bilancio, riducendo le spese correnti per fare posto alle spese in conto capitale. È un’operazione politicamente difficilissima, perché dietro le spese correnti ci sono persone fisiche che vedrebbero ridotti o annullati i loro redditi, mentre dietro gli investimenti ci sono solo i posti di lavoro futuri. Cioè una speranza contro un concreto interesse attuale. Ma se l’attuale governo non ha la forza di affrontare questo problema, alle prossime elezioni la destra avrà davanti a sé una autostrada.

Ma o si fa l’una cosa o si fa l’altra. Se non si fa né l’una, né l’altra, il rapport debito-PIl crescerà progressivamente fino a quando l’Italia si troverà nella crisi del debito pubblico.
Il governo Conte 1 ha ovviamente sostituito la violenza verbale a qualunque ragionamento ed è un bene che sia finito nel nulla.

Ma l’inizio del Governo Conte 2 non è molto più soddisfacente se non per il maggior garbo verbale.
Ho voluto scrivere un articolo riducendo al minimo il giudizio critico sulla Nota Aggiuntiva al DEF, ma dicendo sostanzialmente che non si percepisce alcuna novità. Io credo che si debba partire dagli obiettivi di crescita e da quelli risalire alle cose da fare e alla composizione del bilancio pubblico. Se non si fa questo, non si esce dalla trappola nella quale si sono trovati tutti governi degli ultimi dieci anni».

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