Crucifige

Non c’è nessuna ragione istituzionale per la quale nelle scuole della repubblica debba essere esposto il crocifisso. Se poi si tratta di una tradizione comune per determinate scuole, o una forma di rispetto particolare per la fede cristiana che si ritiene di voler ricordare agli alunni, per cui il crocifisso venga apposto sulle pareti di un’ aula scolastica, è questione che può benissimo essere ignorata, ve ne sono di più urgenti nel mondo scolastico da affrontare. Sotto questo profilo si comprendono coloro che rimproverano ad un ministro della Pubblica istruzione di occuparsi di arredamento, quando magari cadono i tetti. Non è pero ammissibile, non tanto da parte di altri esponenti politici, che credono quello che vogliono, ma da parte del presidente della Cei dare lezioni al ministro della Repubblica sulla cultura repubblicana che non prevede il cristianesimo. Le repubbliche antiche erano pagane quando quella francese, la prima contemporanea in Europa affrontò un processo di scristianizzazione lungo, necessario e sanguinoso. La repubblica americana che invece era intimamente cristiana, non ha mai appeso un crocifisso sulle pareti di un’aula scolastica, distinguendo il diritto della chiesa dai doveri dello Stato. A rigori vi sarebbe da discutere persino della piena occidentalizzazione del fenomeno cristiano. Hegel notava che Gesù cavalcava un asinello, alla maniera orientale e che il cristianesimo apparve per rovesciare l’impero occidentale di allora, quello romano. Rousseau prima di Hegel riteneva la religione cristiana inadatta al governo dello Stato democratico. Forse il ministro Fioramonti ha letto Rousseau. Che il cristianesimo faccia parte della nostra storia culturale è un’ovvietà, ci mancherebbe. Quello che non è affatto ovvio è che la riassuma anche completamente e che un ministro della Repubblica a proposito possa pensarla come gli pare. Possiamo benissimo non dirci cristiani.

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