Il proporzionale puro è l’unica legge elettorale costituzionale

L’articolo 49 della Costituzione, titolo IV Parte Prima, è un caposaldo dell’intera struttura costituzionale per ciò che concerne i rapporti politici. Esso è composto di due commi: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti”, che lascia la massima libertà di pensiero e di azione nella vita politica individuale e poi “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, che garantisce una partecipazione diretta ad incidere sulla vita del Paese. L’associazione in partiti non è fatta per manifestare una propria opinione, la libertà di pensiero e di espressione, possono benissimo esercitarsi in un qualsiasi luogo pubblico senza per questo doversi iscrivere ad un partito. Ci si associa in un partito, invece, per poter dare attività politica alla propria libertà di pensiero. Il partito è la sede del pensiero ed azione mazziniano. Se vogliamo rispondere al dettato costituzionale, ogni partito, quale che sia deve avere ovviamente le medesime possibilità di accesso alle istituzioni vigenti del paese. Altrimenti la costituzione avrebbe scritto che la legge riconosce i partiti e che i partiti sono sottoposti alle leggi democratiche, non a concorrere a determinare. Per cui un sistema elettorale maggioritario bipolare dove solo due partiti possono accedere in parlamento per le loro dimensioni, viola la nostra costituzione. Infatti essa non ci dice che bisogna associarsi nei grandi partiti che possono competere numericamente nel maggioritario, ed anche un partito dello 0,5 per cento ha il diritto ed il dovere di determinare la vita nazionale. Lo farà sulla base del suo 0,5 per cento, ovviamente, perché la determinazione non può essere eguale per ogni partito, anche la par condicio violerebbe la costituzione, ma la possibilità di determinare va tutelata, e dunque il sistema maggioritario quale che sia, fatto contro i piccoli partiti, di cui bisognava sbarazzarsi, è stato un atto contro lo spirito e la lettera della costituzione. Se si voleva costituzionalmente affrontare il problema della governabilità del paese, per rispettare quella che si definisce la costituzione più bella del mondo nel momento nel quale la si viola, occorreva evitare di intervenire sulla legge elettorale. Ad esempio, si poteva vincolare il mandato elettorale visti i fenomeni di trasformismo avvenuti negli ultimi vent’anni che hanno condizionato la vita dei governi, al di fuori delle logiche di partito. Anche il proporzionale con sbarramento al due, al tre o al 5 per cento, poco importa è una violazione dell’articolo 49 altrettanto grave. Perché mentre il sistema maggioritario dissuade immediatamente i partiti di minoranza a partecipare al voto con proprie liste, lo sbarramento può spronarli a raggiungere la soglia di accesso. In questo modo potrebbe accadere, fissato lo sbarramento al tre per cento, che un partito raccolga il 2,9 e non ottenga nessun deputato mentre un altro con lo 0,1 in più ne elegga 10. In questo modo il secondo comma dell’articolo 49, oltre ad essere violato, sarebbe anche sbeffeggiato. Si può ovviamente introdurre uno sbarramento qualsivoglia, persino all’8% per cento, ma alla condizione che questo sbarramento divenga la soglia per eleggere un solo parlamentare e non 10, venti, 40. Come si può tollerare che dei cittadini che richiedono di determinare con metodi democratici la vita nazionale, vengano impediti dal farlo per una soglia elettorale di un decimo di punto percentuale? Tanto vale non votare, e non a caso in questi ultimi venti anni la partecipazione elettorale, il senso civico, ed il rispetto delle istituzioni è costantemente scemato. Di questo passo, continuerà a scemare sempre più rapidamente.

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