«Il presente appartiene a chi lo vive»

«Il presente appartiene a chi lo vive». La Gioventù Liberale Italiana si presenta così. Con una voglia di futuro che deve scrivere il presente. Senza la nostalgia del passato, ma sapendo che nel proprio passato c’è una storia. Una storia diversa, certo, dalla tradizione repubblicana, ma con questa costantemente in dialogo, qualche volta litigioso, più spesso costruttivo. Con un unico destino, dopo il maggioritario che dagli anni 90 in poi ha spaccato in due il Paese. E poi ci sono i giovani. Così come i Giovani Repubblicani sono la classe dirigente del domani del Pri, così i giovani della Gli guardano al Pli per mettere al centro del dibattito politico il pensiero liberale.

«C’è chi mette in dubbio il futuro dell’ideale della libertà. Noi rispondiamo che essa ha più che un futuro: possiede l’eternità» (Benedetto Croce)

E le idee sono chiare anche a vent’anni. «La politica fiscale sarà il vero banco di prova del governo giallorosso, e già dalle prime dichiarazioni ogni liberale d’Italia dovrebbe iniziare a preoccuparsi perché non è dal bilancio pubblico che ci si può aspettare un rilancio dello sviluppo. Intendendosi per sviluppo una crescita economica sostenuta e duratura, che faccia allontanare lo spettro del declino. Una manovra espansiva di bilancio può aiutare a far uscire l’economia da una temporanea recessione, non può spostarla da un binario a scartamento ridotto a uno ad alta velocità. Occorre invece modificare la griglia degli incentivi agli imprenditori attuali e potenziali perché accettino la sfida di far nascere e crescere rapidamente le loro imprese tutte le volte che possono. Questo è il nodo vero, anche se potrebbe essere molto lontano dalle ansie e dalle preoccupazioni della gente comune, che può non avere sguardo lungo per vedere il percorso della storia».

«Ora, di questi incentivi fa certamente parte una pressione fiscale più bassa e un vasto programma di investimenti pubblici, che (a parità di tutto il resto) costano parecchi soldi pubblici. Ma il grosso sono norme, regole del gioco, cambiare le quali non costa soldi ma capitale politico, perché toccano molteplici interessi di molteplici segmenti della società e a volte discendono da pregiudizi ideologici. Parliamo di quelle migliaia di norme nazionali e locali che regolano il funzionamento delle burocrazie e dei mercati. È un reticolo anti-competitivo, che favorisce le rendite e quindi l’iniquità sociale, che scoraggia chiunque abbia idee ed energie rivolte alla crescita. Le nostre aspettative sono molto negative a questo riguardo, poiché è necessaria una politica di ampio respiro e che non guardi solo i consensi dell’elettorato a breve termine».

Abbiamo intervistato Giulia Pantaleo, segretario nazionale della Gioventù Liberale Italiana.

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