Fuori tempo massimo

Anche il più convinto sostenitore del sistema maggioritario in Italia dovrebbe farsi qualche domanda sugli effetti del referendum Segni nel 1994. Da quell’anno la legge elettorale è stata cambiata 4 volte, senza mai riuscire a rinunciare completamente ad una quota proporzionale e lasciando sempre una disomogeneità con tutte le altre leggi elettorali del paese, per cui si vota direttamente il sindaco ed il presidente della regione ma non il presidente del Consiglio o il presidente della Repubblica. Il primo problema di una forza politica responsabile sarebbe quello di dare omogeneità ai diversi livelli elettorali integrandone le compatibilità costituzionali. Il sistema maggioritario non ha preso piede nel nostro paese, la quota proporzionale è tornata ad aumentare sensibilmente fino a superare quella maggioritaria, per la semplice ragione che secondo la nostra Costituzione il presidente della Repubblica e quello del Consiglio vengono indicati dal Parlamento e non dal voto. La sovranità popolare è espressa nei limiti della rappresentanza parlamentare, per cui il popolo sceglie gli eletti, non il governo. Quando l’onorevole Bersani, ancora nel 2013 voleva avere un governo la mattina dopo il voto, esprimeva un desiderio incostituzionale. Tutte queste cose il senatore Calderoli le sa benissimo, proprio perchè fu investito direttamente dalla necessità di elaborare una proposta organica di riforma dello Stato, alla quale sarebbe seguita una legge elettorale congrua. La legge elettorale congrua alla costituzione vigente è solo il proporzionale, per cui visto i precedenti, è plausibile che anche alla Consulta siano consapevoli e boccino l’attuale proposta referendaria presentata dalla Lega per un maggioritario puro. Ma ammesso anche che la Corte dorma, come del resto è avvenuto spesso, perché il paese dovrebbe risvegliarsi maggioritario dopo un ventennio in cui con il maggioritario si sono fatti più nuovi partiti che figli? È oramai evidente a tutti che l’instabilità politica non deriva dalla frammentazione del tessuto politico italiano, ma dall’incapacità di mantenere unitari i partiti di maggioranza relativa. Calderoli stesso fu un fiero oppositore del bipartitismo, e senza il bipartitismo, come istituto politico consolidato, non riesci a impiantare un sistema maggioritario. Questo è avvenuto in questi venti anni, il fallimento delle promesse del maggioritario. Meno male che Calderoli è convinto almeno che gli italiani sosterrebbero a grande maggioranza il suo referendum. La stessa convinzione la espresse nel 2005 sull’esito della sua Riforma che invece venne bocciata sonoramente dall’elettorato. Era fuori tempo massimo all’epoca, a figurarsi oggi.

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