Pagare stanca

Fra qualche ora molti di noi diventeranno poveri. Abbiamo, nel celebrato e beffato mondo delle partite Iva, fin qui custodito i soldi del socio inoperoso, il fisco, ed è giunta l’ora di consegnarli. La seconda botta arriverà dopo un paio di mesi, con l’acconto del 2020. Vale a dire il pagamento anticipato delle imposte, la tassazione di quel che ancora si deve guadagnare. Nel frattempo le bottarelle (si fa per dire) intermedie. Infinite e sfinenti. Per carità, le tasse si devono pagare. Ma il quanto e il modo ancor m’offende.
Accanto al dare c’è anche il dire, quest’anno incarnato dagli Isa: Indici sintetici di affidabilità. Che si son subito rilevati inaffidabili. La promessa era: basta con i detestati e svianti “studi di settore”. Con il solito condimento di “fisco amico” e procedure semplici. Dagli amici, come è noto, mi guardi il cielo. I commercialisti hanno anche indetto uno sciopero, perché non solo fanno i riscossori per conto dello Stato, pagati dal contribuente che scuce, ma tocca loro anche compilare moduli il cui risultato è in contraddizione con il profilo e la condotta del citato e duplice pagatore. A loro è stato risposto, da parte dell’Agenzia delle entrate: in fondo al modulo c’è uno spazio per le note e osservazioni, usatelo per trasmettere le vostre obiezioni e le contestazioni del risultato relativo a quello specifico cliente.
Ergo, in un colpo solo, gli Indici si scoprono non affidabili e manco sintetici, perché il correggere la fotografia sfocata ne comporterà la demolizione dello schema, rendendo tendenzialmente prolisse (della serie: non si sa mai, meglio mettere le mani avanti) le note.
Serve per la lotta all’evasione? Serve a esasperare i ligi e a sollazzare i renitenti. Fra i quali, del resto, non pochi si guardano bene dal manifestare la loro stessa esistenza. Sicché non si sono sottoposti all’inaffidabile misurazione dell’affidabilità e fra qualche ora saranno giulivi come prima.
Alla vigilia della pelatura, dunque, alziamo il calice per quegli italiani che sono stanchi di pagare, ma ancor più di esporsi al burocratico ludibrio.

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