Immagini e parole

Oggi avrei voluto affrontare il tema dell’Intelligenza Artificiale e della tecnologia robotica o informatica, lo farò la volta prossima. Anche perché la questione dell’I.A. è di enorme attualità e sta provocando un acceso dibattito tra le menti più sensibili a livello mondiale perché riguarda il nostro futuro. Anzi, investe già il nostro presente. Prima, però, per meglio comprendere il discorso sul nuovo universo digitale e virtuale, è forse meglio compiere un’altra tappa lungo il cammino della conoscenza. Infatti, la richiesta di alcuni lettori mi spinge a soffermarmi su Cinema, Teatro e Tv.

L’articolo della settimana scorsa, qualcuno lo ricorderà, dedicato alla scuola, ha evidentemente solleticato la curiosità di alcuni amici che, bontà loro, mi hanno chiesto di approfondire l’argomento e, quindi, di ritornare sul tema della volta precedente spiegando ancora meglio quanto delineato. Lo faccio in modo diverso e con il pensiero laterale, oggi – infatti – parliamo di Cinema.

Stavolta, però, partiamo dal testo. Nell’articolo della settimana scorsa, al centro delle mie parole, vi erano gli studenti. In un film o in teatro, comunque, al centro vi sono la sceneggiatura o il copione, cioè il testo, la parola. Anche quando le immagini restano fondamentali. Ha un valore enorme il testo scritto da cui nasce la realizzazione scenica o filmica, quella stessa rappresentazione che, poi, noi viviamo in prima persona o, meglio, per interposta persona, guardando un’opera teatrale o immergendoci nelle immagini cinematografiche proiettate sul grande schermo.

Insomma, il testo letterario, che ritroviamo – per esempio – nelle nostre antologie scolastiche, non è soltanto riferibile ad un testo poetico o in prosa, ma può essere e diventare anche un testo teatrale, una lettura del copione e un’analisi della struttura narrativa cinematografica. Lo studio del testo, perciò, oltre che alle liriche dei nostri poeti e scrittori, si può applicare benissimo anche al cinema, al teatro e, finanche, alla televisione (con i suoi format, le sue scalette, le battute). Inoltre, ci si può immergere nella lettura di un testo, inteso come testo filmico o drammaturgico, non soltanto comprendendo la sceneggiatura scritta, ma riferendosi direttamente al film girato. Ed ecco, quindi, che ritornano di nuovo le immagini. Al Cinema come in Tv. Le immagini sono un linguaggio, hanno un linguaggio proprio e possono essere considerate come segni o simboli che danno visibilità alla parola.

Lo stesso vale per il Teatro: non c’è soltanto il copione scritto, ma anche la messa in scena della commedia teatrale, cioè la rappresentazione del copione. Anche la messa in scena di un testo teatrale, infatti, ha un suo linguaggio, che racchiude in sé il disegno-luci, la scenografia, i costumi, il ritmo scenico, lo spazio scenico, la musica, l’interpretazione degli attori, la regia, ecc. È un linguaggio complesso che comprende vari aspetti artistici e tecnici di cui bisogna tenere conto. Soprattutto, però, il Teatro è emozione, sentimento, empatia, gioco, divertimento.
Nella politica di oggi vale lo stesso ragionamento perché è divenuta virtuale, immaginifica, televisiva e sempre meno teatrale. Il Cinema e la Tv, si sa, al contrario del Teatro, non si fruiscono “dal vivo”, ma sono basati e costruiti sulle immagini riprese dalla telecamera, sul verosimile e non sul vero. Eppure, quelle immagini sono come parole, hanno un loro vocabolario, una loro grammatica, un loro lessico. Il film e il programma televisivo, in altri termini, sono una forma di comunicazione: né scritta né orale né musicale, il cinema e la tv comunicano per immagini. Una pellicola, dunque, parla il linguaggio delle immagini, il linguaggio cinematografico. Esiste, perciò, sia un cinema di prosa che un cinema di poesia. Come in letteratura. E il rapporto tra letteratura e cinema, difatti, è sempre stato strettissimo. Sin dai tempi dei fratelli Lumière. Le due forme d’arte sono in perenne dialogo e si contaminano, si influenzano, si ispirano l’una all’altra… L’irraggiungibile del cinema è di diventare uno spettacolo “live”. Da godere nel momento preciso in cui si svolge l’azione degli attori. Vivo e vero. Invece è sempre verosimile.

L’utopia del Teatro, la sua meta fantastica e inaccessibile, è quella di essere reale, come se non vi fosse più la quarta parete, un Teatro nel Teatro che diventa una vita nella vita, come nei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello o nel film “La rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen. Un Teatro, in altre parole, privo di finzione, depurato da qualsiasi convenzione o menzogna o rappresentazione, così da divenire la realtà stessa ed essere autentico fino in fondo. Il Teatro, infatti, è il mondo della finzione, della rappresentazione scenica, della convenzione. In Teatro, però, la finzione è più vera del vero.

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