«Il Pri sta mettendo a fuoco il suo esserci. Ma non archiviamo +Europa»

Si era messa così, sembrava che tutto dovesse dissolversi. «Emma ha scelto l’opposizione, lì dove ci sono i nemici dell’Ue», aveva detto Bruno Tabacci. Così Centro Democratico se ne va. Con lui, i propri rappresentanti nella segreteria nazionale (2), nella direzione nazionale (9) e nell’assemblea nazionale di Più Europa (30). «Centro Democratico continuerà la propria azione politica e parlamentare coerentemente nell’area del centrosinistra e a sostegno del governo attuale», ha aggiunto.

«Tabacci ha annunciato che se ne va, ma il partito è vivo e vegeto», ha commentato su Linkiesta Benedetto Della Vedova. «Diciamo che se il Pd sopravvive all’uscita di Renzi, +Europa sopravviverà all’uscita di Tabacci. Mantenendo la sua pozione netta, quella europeista e liberaldemocratica, nei confronti di un governo che avrebbe potuto essere di discontinuità e di novità, ma che invece ha preferito la continuità».

Maretta anche in casa socialista. Qualche giorno fa Riccardo Nencini aveva annunciato il soccorso dei socialisti a Italia Viva di Matteo Renzi. Ma la cosa non è piaciuta a Claudio Martelli, Nino Formica, e Stefania Craxi: «Non appartiene alla nostra storia», in sintesi.

Nel frattempo il Pri mette a fuoco il suo esserci. Sulle spalle l’esperienza alle Europee proprio con +Europa, in attesa di cosa avviene al centro, con particolare attenzione a Calenda e Renzi. Davanti a sé, con l’orgoglio della sua storia e della sua tradizione, ipotesi di futuro, a partire dal Congresso di Bari, con indirizzi messi già nero su bianco dalla direzione nazionale, e con una serie di confronti della segreteria nazionale con i quadri di dirigenti al nord, al sud e al centro Italia (il prossimo venerdì) che saranno messi a sistema dal Consiglio Nazionale che si terrà a Roma al Grand Hotel Parco dei Principi sabato 5 ottobre alle 10.00. Abbiamo intervistato Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del Pri.

Ascolta l’intervista
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