Una generazione altrove. La sfida dei Giovani Repubblicani

Serve la passione. Serve l’orgoglio di appartenenza a una storia, a una tradizione che viene da lontano. Servono gli eroi. Senza entusiasmo resta il disincanto, metti i giovani per esempio: una gran voglia di fare, ogni idea diventa progetto, ma devono fare i conti con una politica che non è missione e servizio, ma interesse. Una politica che li allontana, perché è gestione del potere. I giovani che vogliono esserci davvero sono così pochi che non riescono nemmeno a stare insieme. Spesso tenuti lontano dagli stessi ‘adulti’ che dovrebbero supervisionare il loro processo di maturazione.

«I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche» (Joseph Antoine René Joubert)

Una indagine dell’Istituto Toniolo dava questi numeri. Il 40% dei giovani è lontano dalla politica, si dichiara scettico di tutte le forze in campo. Secondo l’analisi dell’Università Cattolica con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo la disaffezione è totale. Non è solo questione di partecipazione, ma anche di informazione e di interesse. Non hanno fiducia nelle istituzioni e non si riconoscono in nessuna contrapposizione tra destra e sinistra. Tra loro una piccola percentuale di delusi, cioè ragazzi che ci hanno creduto e sono rimasti scottati. Insomma in quel 40% ci sono sia i delusi che i disillusi.

Tra i votanti due sono i temi che incidono maggiormente sull’orientamento del voto. Il primo può sembrare sorprendente: la conservazione dei valori tradizionali. I giovani sono disposti al cambiamento, soprattutto nella nostra società che ormai è tecnologicamente in perenne divenire, ma si accorge, e da qui la paura, di non avere sempre strumenti adeguati, così le novità che aprono al nuovo e al futuro vengono percepite come un potenziale pericolo. Un altro grande tema è l’immigrazione. La gestione superficiale del fenomeno, alimenta la sensazione di non essere sufficientemente protetti. La precarietà economica rafforza la paura che i migranti siano utilizzati come forza lavoro di riserva. «L’elettorato giovanile è molto meno prevedibile e più difficile da intercettare rispetto a quello adulto e anziano perché meno guidato dalle grandi ideologie del secolo scorso che stanno alla base della distinzione tra destra e sinistra» – dice Alessandro Rosina, ricercatore dell’Univeristà Cattolica e coordinatore del Rapporto Giovani – «È inoltre un elettorato più fluido e instabile, quindi meno prevedibile sia rispetto alla decisione di andare o meno a votare sia sul partito o movimento a cui dare il proprio sostegno». Ecco perché la gestione affrettata di temi delicati sollecitano la loro sofferenza e li rende sensibili verso quei movimenti, come Lega e 5S, che più di altri si nutrono di rabbia e di posizioni antisistema.

In questo contesto si inserisce il lavoro dei Giovani Repubblicani. Un lavoro difficilissimo in un Paese dove il futuro, i giovani, lo vedono altrove. Quello che hanno davanti è qualcosa che spaventa e non convince, ormai qualsiasi lavoro lo si immagina all’estero. Per vivere bisogna partire. Lasciando noi tutti qui, in Italia, fermi, ad invecchiare. Come scriveva tempo fa Ilvo Diamanti: «Prigionieri del nostro bel passato». Abbiamo intervistato Giuseppe Nolè, nuovo Coordinatore FGR di Melegnano.

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