La baraccopoli di Fondo Fucile. Quando la politica sa essere insipiente e crudele. La battaglia storica del PRI

Il desiderio è metà della vita, l’indifferenza è già metà della morte, diceva Gibran. E non sapresti dirla meglio di così. L’indifferenza è qualcosa che non capisci, quando guardi le foto di Fondo Fucile, a Messina. La notizia intanto è questa: in Italia, nel 2019, si vive ancora in baraccopoli fatiscenti. E sin qui non sarebbe nemmeno una grande novità. Ci siamo anzi persino un po’ abituati, dai campi Rom alle casette dei terremotati. Ma c’è un però. Che qui non stiamo parlando di scelte di vita, come quelle di un nomade che può scegliere di fare della libertà la sua casa, o qualcosa di provvisorio (che certo, in Italia rischia di essere ‘definitivamente’ provvisorio). Qui stiamo parlando di una situazione più radicata e radicale. Per carità, anche in questo caso c’è stato un terremoto. Un signor terremoto: 7,1 di magnitudo. Trentasette secondi di inferno che uccise la metà della popolazione. Era il 1908. Da allora due guerre mondiali. Nell’ultima, Messina ha subito quattro bombardamenti navali e duemilaottocentocinque bombardamenti aerei. Anche qui un record. Per dire: Messina ha ferite profonde, che vengono da lontano, ferite storiche che sono diventate ferite sociali. Perché quando ritarda tutto, ritarda anche la solidarietà e si ferma persino la memoria. Da allora sono passati settant’anni e semplicemente si convive con l’idea che sì, è normale vivere in delle baracche.

Ma non è finita qui. Pietro Currò e il Partito Repubblicano hanno da sempre tentato di attenzionare i vertici nazionali, Ministri, Presidenti della Repubblica. Perché l’emergenza non è solo sociale. A Fondo Fucile si muore. È suo il primo censimento delle zone in cui è presente l’amianto ed è sua una battaglia da anni per bonificare almeno le aree a rischio. Tutto è fermo. Non solo tutte le belle parole per buttare giù la zona e dare una sistemazione dignitosa alle 120 famiglie, con anziani e bambini, rimangono appunto parole. Ma anche gli interventi urgenti per risanare le criticità risultate dalla mappatura (le lastre di amianto deteriorate rilasciano fibre che possono essere inalate con conseguenze molto gravi per la salute) non ci sono stati.

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