Un Paese normale

È ricorrente negli anni qualcuno che chieda all’Italia di diventare un paese normale, e non che abbia tutti i torti. Bisogna solo capire cosa significherebbe normalità. Rispetto al novero delle altre grandi nazioni europee l’Italia diviene stato unitario troppo di recente e molto malamente, zoppica quando gli altri corrono. L’avventura coloniale è penosa e la grande guerra dimostra a soli 45anni dalla raggiunta unità la prova generale dello spessore del tessuto nazionale dello Stato monarchico con la catastrofe di Caporetto. L’Italia si siede al tavolo delle potenze vincitrici solo perchè cinque divisioni francesi e sei inglesi rafforzano la linea del Piave dove il regio esercito in rotta si era ritirato. Senza francesi ed inglesi, i tedeschi e gli austriaci sarebbero arrivati dritti a Milano. Ci si stupisce poi che sulla linea del collasso, Fiume non ci fosse assegnata, quando era tanto aver tenuto Trieste. Il fascismo ha poi operato una spaccatura nazionale sempre più estesa, fino alla guerra civile dove si vedono due Italie, una fascista e una antifascista, quando tutta la Germania rimase fascista fino all’ultimo uomo, escluso una ristretta cerchia dell’esercito, e tutta la Germania divenne antifascista dopo il conflitto. Visto che il trasformismo fu il primo difetto specifico della nuova nazione italiana, si è negata la guerra civile per anni, pur riproponendone lo schema politico regolarmente a cominciare dal frontismo. Il sistema elettorale maggioritario, introdotto per via referendaria oltretutto, sarebbe dovuto essere scongiurato perchè nei paesi cosiddetti normali, questo non altera il senso di appartenenza alla medesima comunità, quando da noi la frantuma ulteriormente. Chi propone oggi il maggioritario in Italia propone lo scontro permanente e questo non è proprio di un paese normale dove bisogna saper cercare di discutere dei problemi con un sufficiente senso di responsabilità. Non è cosa da poco nemmeno il principio adottato, unico al mondo, di una libera chiesa in libero Stato, quando gli altri paesi normali di chiesa si sono fatti tutti o quasi la propria. La Chiesa oggi ha svolto un gran ruolo nella nascita del nuovo governo, perchè non se ne poteva più in Vaticano di una politica dei porti chiusi. Per cui anche della Chiesa bisognerà tener conto, nei limiti alla sovranità italiana oltre a quelli posti dal contesto europeo e occidentale a cui l’Italia appartiene e visto il recente passato, c’è da dire, meno male.