Ma che son diventati questi partiti

Partito che va, partito che viene. Partito di proprietà di un magnate dei media. Partito dei residuati dei partiti “superati” e demonizzati, partiti telematici, partiti esistenti solo sulla carta, partiti personali, provvisori o (quasi) permanenti.
La Costituzione dice che i cittadini hanno diritto di associarsi in partiti politici per partecipare democraticamente alla gestione della cosa pubblica.
Come si possa “partecipare democraticamente” aderendo ad un partito “di proprietà” di qualcuno è difficile dirlo. Ma certamente l’apparenza di tesseramenti, assemblee, congressi non bastano a far sì che i partiti siano qualcosa di più somigliante al modello costituzionale. Ci sarebbe poi da parlare delle Primarie, che sono la contraddizione esplicita di tale modello di partito, una sorta di truffa, quale lo fu il primo caso di “Primarie” “lanciate” in Italia.
La realtà è che basterebbe vedere i simboli dei partiti, con i nomi di ipotetici “presidenti”, (dovrebbe trattarsi di presidenti del Consiglio) ad imitazione di Forza Italia con la scritta “Berlusconi”. Ma poi abbiamo avuto anche scritte con “Ingroia presidente” da far ridere anche le galline.
I partiti per qualche decennio ci hanno rotto i timpani e qualcos’altro di vulnerabile con le loro “ideologie”. Su modello moscovita il P.C.I. era una congrega di credenti nel marxismo, anche se la gran parte dei suoi iscritti non aveva la più pallida idea di che cosa esso fosse.
Gli altri si arrangiavano. C’erano i democristiani che ci assicuravano che non seguendo le loro bandiere saremmo andati tutti all’Inferno.
Anche allora non mancavano i personalismi. I socialdemocratici erano per lo più chiamati “saragattiani” anche quando Saragat aveva cessato di bere.
Scherzi a parte, qualcosa delle ideologie serpeggiava tra i partiti, i loro seguaci, i loro eletti.
In realtà l’unica effettiva espressione di una “parte” della opinione politica del Paese ci era data non dagli statuti e dai “Testi sacri” dei partiti e, magari dalle loro pretese “scuole di pensiero politico”, ma dalla guerra fredda.
Gratta, gratta o si era di qua o di là di una, anche non materiale, “Cortina di ferro” che si snodava in mezzo a noi.
Repubblica democratica nata a Yalta. Così si sarebbe dovuto dire.
Caduta la Cortina di ferro, caduto il muro di Berlino, caduta la grande madre del “socialismo reale” alle denominazioni che alludevano a correnti di pensiero ed atteggiamenti della massa si sono sostituite sigle che sembrano etichette di prodotti alimentari, o marche di motociclette.
Certo, non ci auguriamo il ritorno alla guerra fredda, per aver partiti più logici e coerenti. Ma anche senza la guerra fredda potremo far benissimo a meno di un personalismo esasperato e potremo trovare qualcosa di meglio delle denominazioni attuali, che, messe in fila e recitate fanno solo ridere.
Ridere per non piangere. E stimolare ricorsi a feroci ossimori. “Italia Viva”. Un brivido. Perché, francamente, mi fa pensare a quello là che ci definiva “Terra dei morti”.