Renzi, le irritazioni, i sospetti

Il protagonista di questi giorni è lui, Matteo Renzi. «Mi sentivo un intruso», dice più o meno. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha affidato a Facebook un suo commento: «Credo che le ragioni vere di questa scelta risiedano invece altrove. Lo dico con rispetto per Matteo, ma credo che faccia molta fatica a stare in una comunità collaborativa, preferendo invece un sistema che risponda pienamente a lui. È questo quello che più ci distingue». Zingaretti si smarca dalle polemiche e De Luca ci scherza su: «Italia viva ha il copyright De Luca. È un simpatico plagio, il titolo di un’iniziativa sulla trasformazione urbana e l’architettura moderna fatto a Salerno nel 2014». Ma in realtà già Veltroni era arrivato prima di De Luca.

Ma cosa vuole essere Italia Viva? Qualcosa che vada ad occupare uno spazio politico grande come una prateria. Lo spiega Renzi ma non è che ci si capisca molto: «Non so se si possa definire con le tradizionali categorie della politica. Se vogliamo possiamo definirlo riformatore o riformista, oppure di sinistra o di centro sinistra o moderato». Però c’è un nemico da battere, la Lega, e su questo sembra tutti non abbiano dubbi, nella migliore tradizione della sinistra, sempre pronta a definirsi ‘contro’ e più in difficolta quando si deve immaginare ‘con’ o ‘per’.

Agostino Corneli sul Giornale la mette giù con chiarezza. «Per certi versi, la decisione di Renzi non è molto diversa da quella di Macron, che a suo tempo decise di scindersi dai socialisti formando il suo partito con cui poi ha vinto le presidenziali. Certo, le condizioni sono diverse e Macron non era leader del partito socialista francese. E il Pd non ha subito ancora quel crollo che ha avuto invece il centrosinistra francese. Ma il filo rosso è abbastanza netto così come è chiaro che Renzi, tra i socialisti europei e i centristi-progressisti di Macron, non abbia grandi dubbi. La dimostrazione è arrivata anche da prima delle elezioni europee, con quell’endorsement di Renzi per il movimento del presidente francese e per la nascita di un cosiddetto fronte anti-sovranista. Il tutto sull’asse Firenze-Parigi con la benedizione del francese Gozi».

Della questione parliamo con Saverio Collura, membro della direzione nazionale del PRI, con una particolare attenzione al momento economico delicato che stiamo vivendo in Italia e in Europa. Il debito pubblico è fuori ogni controllo e non è oggetto di nessuna pianificazione, mentre si è in attesa di vedere e capire gli effetti di QE e Brexit.

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