La politica è una cosa seria

Nelle repubbliche democratiche degne di questo nome, cambiano gli uomini non i partiti e questa è la garanzia migliore per il rinnovamento della società e della politica. Quando qualcuno sente il bisogno di farsi un proprio partito è quasi sempre un segno della profondità della crisi della repubblica, per cui se non comandi di persona, non conti niente. La democrazia offre di queste opportunità e abbiamo visto negli anni persino tentativi di un certo successo, senza voler risalire necessariamente al secondo decennio del secolo scorso dove vi furono degli autentici trionfi di partiti personali non solo in Italia, ma anche in Germania. Che l’onorevole Renzi voglia fare un suo partito, corrisponde per lo meno ad una logica politica. Zingaretti voleva andare al voto, Di Maio fare il premier con Salvini, Conte restare con qualsiasi maggioranza a Palazzo Chigi, Renzi rivendica quello che è suo, come dargli torto? Infatti per ora ci sono i gruppi parlamentari utili a condizionare un governo in carica, ma del tutto inutili alla formazione successiva di un partito, perchè mai nessun partito nato sulla scissione dei gruppi parlamentari ha avuto una qualche fortuna nella storia italiana a cominciare dalla post missina “Democrazia nazionale” che era comunque un nome più serio di “Italia viva”. Perché c’è questo aspetto che gioca contro Renzi che promette una cosa nuova allegra e divertente, ovvero che la politica è una cosa seria per persone serie che presumono preparazione e non improvvisazione. È vero che l’improvvisazione paga dai tempi di D’Annunzio e ne abbiamo avuto gli esempi. Non fosse che sempre si sono conclusi miseramente, e peggio, mai hanno giovato al paese.